
La Svizzera ha preso atto dell'accordo raggiunto stamane dal G20 che dà un nuovo assetto al consiglio del Fondo monetario internazionale, garantendo una maggiore presenza dei paesi emergenti a scapito di quelli europei. La questione del seggio elvetico, che la Svizzera rivendica invocando l'importanza della sua piazza finanziaria, rimane per ora irrisolta. Il direttore generale dell'FMI Dominique Strauss-Kahn ha annunciato stamane che gli europei hanno accettato di cedere due dei loro nove seggi, ma "ancora non si quale impatto avrà tale decisione sulla ripartizione dei mandati", ha detto oggi il portavoce del Dipartimento federale delle finanze, Roland Meier. Due settimane fa, in occasione dell'assemblea annuale dell'FMI e della Banca Mondiale, il consigliere federale Hans-Rudolf Merz si era detto ottimista, affermando che a suo modo di vedere la presenza elvetica nel consiglio dell'istituzione internazionale era garantita, vista l'importanza della piazza economica svizzera, del ruolo del franco e anche dei contributi finanziari versati all'FMI. La Confederazione, d'altra parte, non si sente coinvolta da un eventuale ridimensionamento della rappresentanza dell'Unione europea nel consiglio. Ad eccezione della Polonia, il gruppo di voto condotto dalla Svizzera - il cosiddetto Helvetistan - è infatti composto di paesi extra comunitari, quali la Serbia e le repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale. ATS
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