
Gli investimenti diretti della Svizzera all'estero sono più che raddoppiati l'anno scorso, passando a 67 miliardi di franchi contro i 30 miliardi nel 2009. Questo aumento è dovuto essenzialmente a operazioni effettuate dalle società finanziarie e holding estere. Le forti fluttuazioni di questo tipo di operazioni non sono rare e spesso non hanno legame alcuno con l'evoluzione generale degli investimenti diretti, indica la Banca nazionale svizzera (BNS) in un rapporto pubblicato oggi. Anche facendo astrazione delle società finanziarie e delle holding estere, le esportazioni di capitale sono cresciute considerevolmente, passando da 29 a 39 miliardi di franchi. A seconda dei settori economici vi sono grosse differenze, con le assicurazioni e le banche che hanno contribuito sensibilmente all'evoluzione osservata. Le prime hanno esportato 13 miliardi di franchi, contro 6 miliardi nel 2009; le seconde hanno investito quasi 5 miliardi, contro 3 un anno prima. Al contrario i gruppi industriali hanno investito meno al di fuori dei confini nazionali: 7 miliardi contro 10 miliardi nel 2009. I capitali esportati hanno alimentato in particolare le filiali già esistenti: come nel 2009 le acquisizioni di società hanno assorbito somme insignificanti. Circa due terzi dei capitali sono stati investiti oltre mare. Gli Stati Uniti hanno beneficiato del flusso più consistente, pari a 23 miliardi di franchi, in forte aumento rispetto al 2009 (5 miliardi). Si tratta soprattutto di utili reinvestiti. Gli utili derivanti dagli investimenti diretti all'estero hanno proseguito la loro crescita, passando a 73 miliardi di franchi, contro 52 nel 2009. La progressione si spiega con il fatto che gli utili delle filiali all'estero sono cresciuti in gran parte dei settori economici per effetto della congiuntura favorevole. Gli utili degli investimenti diretti avevano raggiunto il livello più basso nel 2008, sulla scia della crisi finanziaria. La Svizzera nel raffronto internazionale si distingue per il grosso volume di investimenti diretti all'estero. Il fenomeno si spiega con la presenza di numerose sedi di grandi gruppi internazionali e di holding in mani estere sul suo territorio, ricorda la BNS. Alla fine del 2009, stando alle statistiche del Fondo monetario internazionale (FMI), la Confederazione occupava il settimo rango mondiale dopo Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda e Lussemburgo. Gli investimenti diretti stranieri nella Confederazione sono diminuiti del 31,8% a 21 miliardi di franchi, contro i 31 miliardi nel 2009. La diminuzione si spiega con due fattori: il calo degli utili reinvestiti (12 miliardi di franchi contro 26 nel 2009) e la riduzione delle acquisizioni da parte di investitori esteri. Gli utili provenienti da queste importazioni di capitale sono rimasti stabili: 39 miliardi di franchi contro 40 nel 2009. ATS
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