
La Svizzera deve migliorare il suo quadro giuridico per attirare maggiormente i fondi di investimento: ne sono convinti i rappresentanti della Confederazione e dell'economia privata riuniti nel Comitato di direzione del dialogo sulla piazza finanziaria (CODIFI), che si sta attivando in special modo per assicurare uniformità e trasparenza nell'imposizione fiscale di strumenti quali gli hedge fund (fondi a rischio) e i private equity (fondi di partecipazione generalmente in società non quotate in borsa). Stando al direttore dell'Amministrazione federale delle finanze (AFF) Peter Siegenthaler, che ha parlato oggi in conferenza telefonica, l'interesse della Svizzera per questi nuovi strumenti è forte, ma per favorire il loro arrivo in massa e rimanere competitivi quale paese occorre creare i presupposti giusti. Costituito in gennaio, il CODIFI ha approvato il 2 settembre un primo pacchetto di misure, che saranno introdotte fra qualche mese. Si tratta di mutamenti - annunciati per esempio attraverso circolari dell'AFF - che non hanno bisogno di modifiche legislative, ha spiegato Siegenthaler. A suo avviso questo modo di procedere non ha nulla di antidemocratico. Da parte sua il presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri, Urs Roth, ha aggiunto che le regole sono state adottate all'unanimità. Roth ha fatto presente che quello in questione è un mercato che cresce in modo rapido e dinamico: nella Confederazione potrebbero essere creati migliaia di posti di lavoro, che genererebbero un plusvalore di miliardi di franchi. Obiettivo a lungo termine è fare della Svizzera una delle tre principali piazze finanziarie al mondo, ha concluso Roth. Tutta l'operazione è stata caldeggiata dal consigliere federale ed ex consulente aziendale Hans-Rudolf Merz, informa una nota del suo dipartimento. ATS
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