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Fondi propri, «Le critiche di UBS sono paradossali»
© CLAUDIO THOMA
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Ats
4 ore fa
Marc Chesney, professore dell'Università di Zurigo, è intervenuto in merito all'entrata in vigore dei requisiti patrimoniali proposti dal Consiglio federale e a un possibile indebolimento della competitività della piazza finanziaria svizzera

Le lamentele di UBS, Economiesuisse e di parte della stampa sulla minore competitività della banca guidata da Sergio Ermotti, qualora dovessero entrare in vigore i requisiti patrimoniali proposti dal Consiglio federale, sono «fuori luogo e paradossali»: lo sostiene Marc Chesney, professore emerito di matematica finanziaria dell'Università di Zurigo.

Un argomento «fasullo»

Secondo il governo, UBS dovrebbe in futuro dotare le sue filiali estere di capitale proprio fino al 100%, contro l'attuale 60%: l'istituto ed Economiesuisse ribattono che le proposte «indebolirebbero la competitività della piazza finanziaria svizzera». «Questo è un argomento fasullo», argomenta Chesney in un'intervista pubblicata oggi dal portale Infosperber. A suo avviso in Svizzera la concorrenza tra le banche è distorta perché alcune dispongono di una garanzia statale - per UBS è implicita, agli occhi dell'intervistato - e altre no. E a livello internazionale la concorrenza è distorta a seconda della forza finanziaria dello stato che concede una garanzia alle società in questione.

Il paragone con gli Stati Uniti

L'esperto sottolinea la disparità con gli Stati Uniti. «Poiché il prodotto interno lordo degli USA è circa 30 volte superiore a quello della Svizzera, una banca come UBS sarebbe un outsider negli USA. Si avventurerebbe su un terreno scivoloso se volesse davvero competere con le grandi banche americane nell'investment banking. Il suo quasi-fallimento del 2008 lo ha mostrato in modo evidente».

Le critiche a Economiesuisse

L'accademico con studi a Parigi, Ginevra e Illinois (USA) critica poi il silenzio di Economiesuisse durante lo scandalo di Credit Suisse (CS). «Inoltre ci si chiede perché Economiesuisse - se il suo obiettivo fosse davvero la competitività della piazza finanziaria elvetica - sia stata così discreta nel disastro del CS. Perché questa lobby non ha denunciato gli abusi e le malversazioni di quella banca prima del tracollo?»

Sull'affermazione che i requisiti del Consiglio federale «renderebbero i crediti più cari a scapito dell'economia reale», la replica è netta: «È una battuta di cattivo gusto! Perché più capitale proprio dovrebbe significare meno crediti o crediti più cari? L'aumento di capitale può avvenire semplicemente attraverso l'emissione di nuove azioni. Se ciò non funzionasse, significherebbe che gli investitori, nonostante la garanzia statale, non hanno fiducia in questa banca. Sarebbe un test interessante».

Le reazioni dopo le parole di Keller-Sutter

Il docente commenta anche le reazioni dei media dopo la conferenza stampa della consigliera federale Karin Keller-Sutter. A chi ha fatto presente che la Confederazione dovrebbe ringraziare UBS per i servigi prestati nell'ambito dell'acquisizione di CS risponde: «È la direzione di UBS che dovrebbe piuttosto essere grata al contribuente per la garanzia statale!».

Sulla possibilità - ventilata da taluni - che il parlamento consenta a UBS di sostituire parte del capitale proprio con obbligazioni convertibili in azioni in caso di crisi, lo specialista si dice poco convinto: «Sono molto scettico. Questa possibilità è nota ed è già stata sperimentata, in particolare nel caso di Credit Suisse, dove evidentemente non ha funzionato».

Spostamento della sede all'estero

Quanto alla minaccia implicita di trasferire la sede all'estero: «Fa parte della tattica della direzione di questa grande banca diffondere tali voci e pronunciare tali minacce, per testare fino a che punto il governo elvetico sia ancora in ostaggio di UBS». E il 67.enne avverte: «Una sede a New York significherebbe che UBS non sarebbe più 'too big to fail' in Svizzera, ma negli Stati Uniti. È discutibile se UBS, che negli USA è un outsider, in caso di grave crisi finanziaria verrebbe salvata dai contribuenti americani».

«Come cliente e come contribuente, più capitale proprio è sicuramente meglio», prosegue il professore che è stato attivo anche all'Università della Svizzera italiana (USI). «Per ottenere ad esempio un'ipoteca i clienti di una banca devono portare almeno il 20-25% del valore della casa come capitale proprio. La situazione così è più stabile rispetto ad esempio solo il 3-4%, che è probabilmente l'ordine di grandezza del capitale proprio di molte grandi banche oggi».

«C'è bisogno di agire»

Infine l'esperto denuncia l'attività di UBS nel sistema bancario ombra. «È anche paradossale e fuori luogo che una grande banca che fa appello al suo compito di concedere crediti all'economia reale sia così attiva nel settore delle banche ombra e nei 'private credits'», i prestiti concessi da investitori al di fuori dai circuiti tradizionali dei mercati borsistici e dei normali finanziamenti bancari. La banca ha perso 500 milioni di dollari lo scorso anno a causa del fallimento del fornitore automobilistico First Brand Group, indebitato con fondi speculativi non regolamentati. In tale campo «c'è assolutamente bisogno di agire», conclude Chesney.