
La Svizzera ha dato il suo assenso al progetto di riforma del Fondo monetario internazionale (FMI), al centro ieri a Washingtron della riunione primaverile dell'organizzazione, sebbene l'operazione - volta a dare maggiore peso ai paesi poveri - significherà una riduzione dei diritti di voto a disposizione della Confederazione, che passerebbero da 1,595 a 1,400%. Berna non è invece d'accordo con il pessimismo dell'FMI riguardo alla situazione economica mondiale e alle sue ripercussioni sulla Svizzera. "Vediamo il futuro in modo più ottimista dell'FMI", ha detto il una conferenza stampa nella capitale americana il presidente della Banca nazionale svizzera Jean-Pierre Roth. L'organiizzazione internazionale ha abbassato al 3,7% la previsione di crescita dell'economia mondiale per quest'anno: in Svizzera il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare dell'1,3% nel 2008 e dello 0,9% nel 2009, secondo l'FMI. Stime che sono inferiori a quelle della Confederazione. Lo stesso consigliere federale Hans-Rudolf Merz, pure presente a Washington, ha riconosciuto che quest'anno vi sarà un rallentamento in seguito alla crisi finanziaria, ma a suo avviso non sarà una recessione e nel 2009 la crescita rimarrà pur sempre dell'1,5%. Interrogato poi su un possibile aiuto statale all'UBS, Merz ha detto che "per il momento non vi è necessità di chiedere il sostegno della Confederazione". "L'UBS ha aumentato il suo capitale e si trova attualmente in buona salute", ha aggiunto. Da parte sua la consigliera federale Doris Leuthard si è detta preoccupata per l'aumento del prezzo degli alimenti nei paesi in via di sviluppo e ha invitato la Banca mondiale a trovare i mezzi per aiutare queste nazioni ad aumentare la loro produzione agricola. ATS
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