
La ripresa dell'economia europea attesa per i prossimi trimestri sarà "modesta". È la convinzione del Fondo monetario internazionale (FMI) che prevede per l'area dell'euro una disoccupazione oltre il 10% quest'anno e "quasi al 12% nel 2011". Nell'ultima bozza del World Economic Outlook che sarà pubblicato alla vigilia dell'assemblea annuale dell'FMI e che l'Ansa è in grado di anticipare, il Fondo rivede al rialzo le stime di crescita di Eurolandia: nel 2009 il Pil calerà del 4,2% contro il -4,8% atteso in precedenza, mentre nel 2010 ci sarà crescita zero (-0,3% nelle precedenti stime). La ripresa, spiegano gli economisti del Fondo, sarà lenta dal momento che i sistemi finanziari restano compromessi, il sostegno da parte delle politiche pubbliche dovrà essere gradualmente abbandonato e le famiglie dei paesi che hanno sofferto del crollo dei mercati continuano ad aver bisogno di ricostituire i propri risparmi, mentre lottano contro la disoccupazione. I governi dovranno iniziare a preparare il terreno per ritirare le misure di emergenza adottate finora, si legge nel documento. Ma il Fondo avverte comunque che "nonostante i già elevati deficit e livelli di debito in molti paesi, le politiche di stimolo fiscale devono continuare fino a quando la ripresa non sarà ben avviata, e potrebbero dover essere amplificate o estese oltre a quanto già pianificato se si materializzassero dei rischi al ribasso per la crescita". Secondo l'FMI, "i governi dovrebbero perciò tenersi pronti ad adottare nuove iniziative se e quando fosse necessario. Allo stesso tempo, devono impegnarsi nel senso di un'ampia riduzione dei deficit nel medio termine e iniziare ad affrontare le crescenti sfide fiscali di lungo periodo, adottando riforme che mettano le finanze pubbliche su un cammino di maggiore sostenibilità". La nuova influenza A(H1N1) potrebbe minacciare la ripresa, ritiene l'FMI: "la fragile economia globale è ancora vulnerabile ad una serie di shock", tra i quali anche "il diffondersi in modo più virulento dell'influenza suina". Quanto alle svalutazioni per le banche, potrebbero arrivare a livello mondiale a quota 2'800 miliardi di dollari, dei quali 1'500 non ancora certificati dagli istituti di credito. Il Fondo avverte inoltre che a livello globale le condizioni di erogazione del credito "per molte imprese (e in particolare per quelle piccole e medie) e per le famiglie resteranno molto rigide". ATS
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