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Economia
Fmi: crisi costa oltre 4'000 mld dlr, azioni forti
Redazione
17 anni fa

La crisi potrebbe arrivare a costare oltre 4'000 miliardi di dollari in termini di svalutazioni: nonostante i "lievi segnali di miglioramento" dovuti alle azioni "senza precedenti" adottate, il sistema finanziario resta sotto "forte stress, mentre la crisi si allarga includendo famiglie, aziende e banche sia nelle economie avanzate sia in quelle emergenti". "Siamo a un punto di svolta": il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) invita i governi a non allentare la presa e a proseguire sulla strada dell'azione, adottando misure "forti e decise" in grado di restituire ulteriore fiducia ai mercati e rafforzare le basi per una crescita economica sostenibile. E' necessario - osserva il Fmi nel Global Financial Stability Report - spezzare la spirale negativa fra mercati finanziarie ed economia reale, "che ancora non è stata fermata". La crisi si è allargata a macchia d'olio ai paesi emergenti, fra i quali - scrive il Fondo nel rapporto - l'Europa dell'Est é stata fra le più colpite anche se la situazione è di recente migliorata rispetto a subito dopo Lehman Brothers, grazie agli interventi dei governi delle banche occidentali. In ogni caso - avverte il Fmi - le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra l'Europa dell'Est e dell'Ovest aumentano il pericolo di un "un circoclo vizioso avverso" all'interno di tutto il Vecchio Continente, "creando un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi". Delle svalutazioni totali (circa 4'000 miliardi di dollari) circa due terzi sono nei bilanci delle banche. Per gli Usa le svalutazioni fino al 2010 dovrebbero raggiungere i 2'700 miliardi di dollari. Del totale di competenza delle banche "circa un terzo delle svalutazioni è già avvenuto nel fra il 2007 e 2008, mentre i due terzi restanti sono potenziali per il 2009 e il 2010. Naturalmente se la ripresa economica sarà migliore di quanto previsto attualmente potremmo ridurre le stime", spiega il capo del dipartimento dei mercati di capitale, José Vinals, sottolineando come le banche americane sono "a metà strada nel riconoscere le perdite mentre l'Europa è un po' indietro". "Nel Vecchio Continente il deterioramento economico sta avendo luogo ora, così come sta venendo allo scoperto l'esposizione verso l'Europa emergente", aggiunge Vinals. In base ai dati diffusi dal Fmi, le stime sulle potenziali svalutazioni del settore finanziario si potrebbero attestare, per il periodo 2007-2010, a 1'193 miliardi per l'Europa (Euro area più Regno Unito), 2'712 miliardi per gli Stati Uniti e 149 miliardi per il Giappone. Per L'Europa il Fondo stima in 737 miliardi le svalutazioni delle banche e in 75 miliardi quelle degli assicuratori. Per gli Usa le svalutazioni su prestiti e titoli potrebbero complessivamente risultare pari a 2'712 miliardi, di cui 1'604 miliardi per le banche e 218 per gli assicuratori. Per rafforzare il proprio capitale le banche di Eurolandia potrebbero aver bisogno - se la situazione economica non migliora - di capitali fra i 375 e i 725 miliardi, quelle americane fra i 275 e i 500 miliardi mentre quelle inglesi fra i 125 e i 250 miliardi. La cifra può variare a seconda del livello di capitale che si vuole raggiungere: cioè del rapporto fra il Tangible common asset e il Tangible asset. Il Fmi ribadisce la propria ricetta contro la crisi del sistema finanziario: assicurare liquidità alle banche, identificare e affrontare il problema degli asset tossici e ricapitalizzare le istituzioni creditizie deboli ma fondamentalmente sane. La "ristrutturazione" di un'istituzione "potrebbe anche richiedere una nazionalizzazione temporanea". "L'attuale incapacità di attrarre capitali privati suggerisce che la crisi è profonda e che i governi devono compiere un passo in più, anche se questo significa assumere la maggioranza o l'interezza di un'istituzione. Un controllo temporaneo da parte del governo potrebbe essere necessario - afferma il Fondo - ma solo con l'intenzione di ristrutturare l'istituto per farlo tornare in mani private il prima possibile". "Pur privilegiando un

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