
L' Asia rimane il motore di crescita del mondo - colpito dalle turbolenze finanziarie a partire dagli Stati Uniti in 'recessione leggera' - ma perde grinta e rallenta nel 2008 al 6,2% dal 7,4% del 2007, per poi iniziare a risalire nel 2009 al 6,4%: è questa la valutazione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) illustrata nel corso di una conferenza stampa sulle prospettive della regione asiatica. Le performance di Cina e India restano trainanti secondo il Fmi, nonostante anch'esse registrino un declino rispetto agli ultimi anni: la crescita della Cina nel 2008 si attesterà al 9,3% dall'11,4% del 2007, quella dell'India al 7,9% dal 9,2% del 2007. Nel complesso i paesi emergenti asiatici metteranno a segno una crescita nel 2008 del 7,6%, contro il 9,2% dello scorso anno. Ma il continente "non è immune dalle incertezze indotte dalla crisi finanziaria globale e per questo i governi locali devono rimanere vigili e pronti ad agire", ha osservato David Burton, direttore del dipartimento di studi sull'Asia dell'Fmi. "Vediamo un 2008 pieno di sfide per l'Asia - ha precisato - che, nonostante una crescita buona, non può sfuggire al rallentamento in atto negli Stati Uniti e, sia pure in misura minore, in Europa". Tra i segnali di 'difficoltà' citati dal Fondo, figura la diminuzione dell'export verso Usa e Ue ed in particolare di articoli elettronici, le pressioni inflazioniste in aumento in gran parte dell'Asia, il diminuito valore dei titoli sui mercati asiatici. Secondo il Fondo, comunque, "i mercati hanno sinora funzionato discretamente in Asia e in caso di nuove difficoltà i governi hanno spazio di manovra". ATS
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