
Il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivede nuovamente al rialzo il costo della crisi finanziaria: le svalutazioni, entro il 2010 - afferma nel Global Financial Stability Report - "potrebbero raggiungere i 4'000 miliardi di dollari, di cui due terzi facenti capo alle banche". Del totale fanno parte, per la prima volta, gli asset originati in tutti i mercati e non solo in quello americano, per il quale la stima delle potenziali perdite è stata portata a 2'700 miliardi, dai 2'200 miliardi di gennaio 2009 e i 1'400 miliardi di ottobre. "Il sistema finanziario globale - aggiunge l'Fmi - resta sotto un severo stress a fronte di una crisi che riguarda famiglie, aziende e banche sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti". Il "credit crunch globale" sarà probabilmente "profondo e duraturo", afferma l'organizzazione, spiegando che la stretta creditizia "potrebbe portare a una pronunciata contrazione del credito stesso negli Usa e in Europa prima che la ripresa inizi". Le prospettive per "la stabilità finanziaria globale si è deteriorata ulteriormente, con i rischi per i paesi emergenti in aumento" in modo repentino. Fra questi ultimi "le economie europee sono state le più duramente colpite". L'Europa dell'Est, attanagliata dalla crisi, rischia di contagiare tutto il Vecchio Continente: le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un "un ciclo vizioso avverso" all'interno di tutta l'Europa, avverte il 'Global Financial Stability Report', secondo il quale "i collegamenti" fra Est e Ovest "creano un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi". ATS
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