Cerca e trova immobili
Economia
Fisco: USA perdenti con banche svizzere per senatore Levin
Redazione
12 anni fa

Il senatore democratico Carl Levin, che mercoledì scorso ha "torchiato" a Washington il Ceo del Credit Suisse Brady Dougan in una udienza davanti alla sottocommissione permanente d'inchiesta del Senato americano, è lungi dall'essere soddisfatto per l'attuale esito della vertenza tra Stati Uniti e banche elvetiche: a suo avviso gli USA escono perdenti dall'attuale programma di regolarizzazione fiscale, che dovrebbe essere supportato da strumenti di pressione giudiziari come nel caso UBS. "Sarò soddisfatto soltanto quando le autorità elvetiche avranno eliminato tutti gli ostacoli dietro ai quali gli evasori fiscali americani si nascondono", afferma Levin in una intervista pubblicata oggi dal domenicale svizzerotedesco "Schweiz am Sonntag". "Le nostre leggi esigono che le banche svizzere pubblichino i nomi di tutti gli evasori", aggiunge Levin, che da anni lotta contro i paradisi fiscali ed è un grande critico del segreto bancario elvetico. Così è anche in Svizzera: chi fa affari in questo paese deve rispettare la legislazione elvetica. Levin ha interrogato mercoledì 26 febbraio, quale presidente della sottocommissione permanente d'inchiesta del Senato, insieme al collega repubblicano nonché ex candidato alla Casa Bianca John McCain, il presidente della direzione del Credit Suisse Brady Dougane e tre suoi collaboratori. Il giorno prima aveva presentato un rapporto di 181 pagine in cui accusa la grande banca di aver aiutato migliaia di cittadini statunitensi ad evadere le tasse. Nell'udienza Levin ha anche criticato il Dipartimento della giustizia (DoJ) americano, che non si sarebbe sforzato a sufficienza per ottenere i nomi dei 22'000 clienti americani del CS. Difatti finora avrebbe ricevuto informazioni soltanto riguardo a 238 conti. Il senatore chiede alle autorità di Washington di essere più dure, di ricorrere maggiormente alle convocazioni in tribunale, invece di attenersi alla via "frustrante" dell'assistenza amministrativa. Nell'intervista, Levin afferma di non aver ottenuto da rappresentanti del DoJ nessuna assicurazione di un futuro comportamento più aggressivo nei confronti delle banche svizzere. Crede tuttavia che le udienze abbiano aumentato la pressione: "La pubblicità che le nostre rivelazioni hanno ottenuto farà sudar freddo il Dipartimento di giustizia". Secondo il senatore, il programma unilaterale in corso per le regolarizzazione fiscale degli istituti bancari elvetici non basta. "Gli Stati Uniti escono perdenti nei negoziati con la Svizzera. Le banche hanno ottenuto l'immunità contro un perseguimento penale oltre Atlantico ma quale contropartita consegneranno con il contagocce le informazioni che ci interessano", sostiene nell'intervista. Per Levin è necessario procedere a due velocità: da un canto va bene proseguire il programma unilaterale, dall'altro bisogna però anche utilizzare gli strumenti che, nel caso di UBS, si erano rivelati rapidamente efficaci. Nel 2008, infatti, nei confronti della maggiore banca svizzera erano state avanzate accuse simili a quelle attuali contro il Credit Suisse e l'anno seguente UBS aveva pagato 780 milioni di dollari in cambio dell'abbandono del procedimento penale USA per la sua gestione di conti offshore.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata