
La Fed prepara un nuova stretta, e si avvia - secondo gli analisti - a una nuova riduzione degli stimoli all'economia nonostante le tensioni sui mercati emergenti. Le decisioni di politica monetaria saranno annunciate domani, al termine di una due giorni di riunione, l'ultima con Ben Bernanke alla guida. Il mandato di Bernanke scade infatti il 31 gennaio. A prendere le redini della banca centrale è Janet Yellen, che diverrà ufficialmente il primo presidente donna della Fed il giorno successivo. La Fed dovrebbe annunciare una riduzione degli acquisti di asset di 10 miliardi di dollari, a 65 miliardi di dollari dagli attuali 75 miliardi di dollari, continuando così la strada intrapresa in dicembre. L'exit strategy dovrebbe tradursi in una fine del programma di allentamento monetario entro l'anno, mentre per i tassi di interesse non sono attese novità fino al 2015. La Fed si è infatti impegnata a mantenere i tassi bassi fino a che il tasso di disoccupazione non sarà saldamente sotto il 6,5% e si è detta pronta a invertire il trend degli acquisti nel caso in cui ce ne fosse bisogno. A Yellen spetterà il compito di attuare la exit strategy: colomba esperta della disoccupazione ha appoggiato subito gli aiuti all'economia della Fed. Bernanke lascia invece al termine di uno dei momenti più difficile per l'economia americana, a un passo dalla Grande Depressione nel 2008, e ora in ripresa. E dopo aver dovuto assumere misure non convenzionali, inondando i mercati di liquidità. E ora la 'ritirata' della Fed si traduce in una fuga dai paesi emergenti, con gli investitori che si allontano dal rischio. Un fenomeno quello della fuga degli investitori dai paesi emergenti in corso da mesi, ma che nelle ultime settimane è accelerato. Tutto è iniziato a maggio quando Bernanke ha dichiarato per la prima volta che la banca centrale avrebbe potuto iniziare a ridurre gli acquisti di asset, allora pari a 85 miliardi di dollari al mese, già entro l'anno. Nella riunione di dicembre, Bernanke ha dato seguito alle sue parole, riducendo gli aiuti a 75 miliardi di dollari al mese e mettendo fine all'era delle maxi iniezioni di liquidità. Con la Fed in 'ritirata' e con la Cina che rallenta, i paesi emergenti hanno perso 'splendorw' agli occhi degli investitori, e da qui la fuga e il ritrovato appeal dell'oro interrompendo un prolungato calo.
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