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Economia
Fed lascia tassi fermi, attesa cambio guardia Yellen
Redazione
9 anni fa

La Federal Reserve (Fed) lascia invariato il costo del denaro e conferma la tabella di marcia sul ritiro graduale degli stimoli monetari. In primis, la prosecuzione del processo di normalizzazione del bilancio, che segna la conclusione formale del programma di quantitative easing, e porta aperta ad una possibile stretta sui tassi nel meeting di dicembre. Un copione obbligato per una riunione del Federal open market committee (Fomc, un organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di mercato aperto negli Stati Uniti) che, di fatto, si chiude alla stregua di un appuntamento di routine mentre mancano poche ore alla designazione del nuovo presidente della Banca centrale statunitense. Per domani è atteso l'annuncio ufficiale del presidente statunitense Donald Trump sul successore di Janet Yellen (definita oggi "eccellente" dall'inquilino della Casa Bianca), prima donna alla guida dell'istituto centrale che terminerà ufficialmente l'incarico il prossimo 3 febbraio. Il candidato più accreditato - e favorito da Wall Street e investitori - è Jerome Powell, ex funzionario al Tesoro sotto George W. Bush e governatore del Federal Reserve Board dal 2012. Powell ha il sostegno all'interno del partito repubblicano e rappresenterebbe una scelta di continuità con la linea d'azione perseguita da Yellen. Nell'attesa, il livello del tasso di riferimento resta fissato nel "corridoio" tra l'1% e l'1,25%, e gli operatori vedono al 67% le probabilità di un rialzo del costo del denaro a dicembre. La crescita, ha sottolineato la banca centrale, "è cresciuta a una velocità sostenuta nonostante gli uragani", il mercato del lavoro "si è rafforzato" e il tasso di disoccupazione "è sceso ulteriormente". Quella di oggi, insomma, è stata una riunione interlocutoria: non è stata seguita dalla conferenza stampa e non sono stati presentati aggiornamenti delle proiezioni macroeconomiche né sull'evoluzione dei tassi di interesse. Per aver nuovi indizi bisognerà aspettare il meeting di dicembre, ma intanto il mercato già si interroga sui possibili rischi che potrebbero compromettere la traiettoria dei tassi nel corso del 2018, a partire dai timori per l'instabilità finanziaria e il deterioramento delle aspettative sull'inflazione. E non mancano dubbi neanche sull'interpretazione degli ultimi dati sul prodotto interno lordo (Pil) degli Usa. L'economia americana è cresciuta a un tasso annuo del 3% nel terzo trimestre e la disoccupazione è scesa al 4,2%, ai minimi dal 2001, ma per gli economisti il quadro generale non è ancora del tutto roseo. C'è da tenere conto delle distorsioni temporanee connesse proprio agli uragani, soprattutto in termini di export e scorte nette che dovrebbero normalizzarsi nel trimestre in corso, mentre l'inflazione è rimasta al di sotto del target vicino al 2% fissato dalla Fed. Un segnale di incertezza è arrivato proprio oggi con il calo inatteso dell'indice Ism manifatturiero, che monitora l'andamento del settore negli Stati Uniti (a 58,7 a ottobre da 60,8 di settembre). E se finora il mercato scommetteva su tre rialzi dei tassi nel corso del 2018, ora un simile scenario potrebbe rivelarsi meno plausibile soprattutto se non si assisterà a una più solida ripresa dei prezzi al consumo. Tra gli economisti interpellati da Bloomberg c'è già chi taglia le aspettative e per il prossimo anno vede solo due correzioni all'insù del costo del denaro, perché se da una parte il miglioramento dell'occupazione può supportare un aumento più consistente dei salari, dall'altra un dollaro più forte rischia di importare ulteriore disinflazione.

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