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Economia
Fed: finisce era Yellen, crescita continuerà
Redazione
9 anni fa

Janet Yellen dice addio alla Federal Reserve, non senza qualche malumore vista l'esplicita delusione per non aver ricevuto l'offerta di un secondo mandato. Domani sarà Jerome Powell a salire in qualità di presidente le scale del palazzo che a Washington ospita la banca centrale. A quattro anni dalla nomina, Yellen lascia un'economia forte, con un'inflazione sotto controllo, un tasso di disoccupazione ai minimi degli ultimi 17 anni, una Borsa in pieno boom e, soprattutto, una politica monetaria definitivamente in via di normalizzazione. E la crescita, assicura, "continuerà". Intervistata dalla Cbs, l'ormai ex numero uno, si è mostrata ottimista. Nonostante i quasi nove anni di andamento positivo, "la ripresa - ha detto - non muore di vecchiaia". Il sistema finanziario, ha spiegato, "è oggi molto meglio capitalizzato" di un decennio fa e il sistema bancario "è più resistente" rispetto a quando la crisi finanziaria è iniziata. I valori azionari americani "sono alti", così come i prezzi degli immobili commerciali, "ma non voglio dire che siano troppo alti", ha subito precisato, astenendosi dall'affermare che i mercati, come alcuni analisti temono, siano di fronte ad una bolla. "È molto difficile dirlo", ha spiegato, ma, guardando ai prezzi delle attività, "è motivo di qualche preoccupazione che siano così alti". Yellen si è quindi chiesta cosa succederebbe se il mercato azionario o più in generale i prezzi delle attività produttive dovessero crollare, sottolineando che, per come è oggi lo stato dell'economia americana, un calo "non danneggerebbe indebitamente il sistema finanziario". Certo sarebbe però "un grave errore" l'eventuale ritorno al passato nella regolazione bancaria. Ora la palla passa a Powell, da cui tutti si aspettano un'azione graduale e costante, in continuità con il quadriennio precedente. Gli ultimissimi eventi, dall'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, alla crescita inaspettata dei salari che potrebbe preludere ad un rialzo dell'inflazione, potrebbero però portare ad un'accelerazione delle decisioni di politica monetaria e quindi ad un rialzo più repentino dei tassi. Al nuovo presidente il compito di trovare l'equilibrio tra le necessità dell'economia e quelle dei mercati, che potrebbero essere spaventati da azioni troppo rapide.

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