
Il declino dell' "azienda America" rallenta, con alcuni settori di attività economica che mostrano segnali di stabilizzazione seppur a un livello basso. La Fed, nell'ultimo Beige Book, si mostra leggermente più ottimista rispetto al mese precedente constatando come in cinque dei 12 distretti esaminati la contrazione dell'attività sta rallentando "moderatamente". Il mercato immobiliare - spiega la banca centrale Usa - resta "depresso" anche "se ci sono segnali di stabilizzazione" in alcune aree. I consumi si mantengono anche in marzo generalmente deboli a livello nazionale, così come si assiste in quasi tutte le aree a pressioni al ribasso sui prezzi. Una tendenza quest'ultima confermata dai dati sull'andamento dell'inflazione diffusi dal Dipartimento del Commercio: in marzo, per la prima volta dal 1955, i prezzi al consumo sono scesi su base annua dello 0,4%. Le aree che mostrano segnali di stabilizzazione - emerge dal Beige Book - sono quelle di San Francisco, New York, Chicago, Kansas City e Dallas. Il distretto di Atlanta, il secondo maggiore a livello nazionale, invece continua a cedere, rivelando il protrarsi di un'attività debole in marzo". "L'occupazione continua a scendere in gran parte dei settori industriali, con solo poche aree in cui si segnalano assunzioni", spiega la Fed. Il Beige Book diffuso oggi sarà utilizzato per la riunione di politica monetaria che avrà luogo alla fine mese e contiene dati raccolti fino al 6 aprile. Il documento è in linea con quanto dichiarato dal presidente della banca centrale Ben Bernanke, che ieri di è definito "fondamentalmente ottimista" sulla ripresa degli Stati Uniti. Una ripresa fra la fine dell'anno e il 2010 si verificherà, ma intanto l'onda lunga di una recessione in atto da un anno e mezzo porta il Paese sull'orlo della deflazione, e continua a colpire la produzione industriale, in calo anche lo scorso mese. I prezzi al consumo, a marzo, sono scesi su base annua per la prima volta dal 1955, segnando un calo dello 0,4%, e su mese hanno segnato -0,1% dopo il +0,4% di febbraio. Numeri che parlano di disinflazione, ossia di temporanea inflazione negativa: cosa diversa dalla deflazione, che per verificarsi richiede un calo dei prezzi durevole. Di fatto, però, il segno meno c'è, e indica una vera e propria gelata sul fronte dei prezzi, innescata dalla crisi dell'occupazione e dei consumi. Sulla disinflazione pesa fortemente la discesa dei prezzi dei generi alimentari e dei prodotti energetici, rispettivamente -0,1% e -3%. L'indice 'core', quello calcolato al netto di cibo ed energia, è quindi rimasto positivo, salendo dello 0,2% per il terzo mese di fila, contro attese di un +0,1%, e segnando rispetto a marzo 2008 un rialzo dell'1,8%. ATS
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