
Fallimenti in forte aumento in Svizzera, mentre sono in calo in Ticino. In gennaio a livello nazionale hanno depositato i bilanci 620 aziende, 468 quali per insolvenza. Le bancarotte per motivi finanziari registrano una progressione del 28% rispetto allo stesso periodo del 2013, con il Ticino però in netta controtendenza: a sud delle Alpi le imprese che hanno chiuso per non essere state in grado di far fronte ai pagamenti sono diminuite del 32%, scendendo a quota 25. Stando ai dati pubblicati oggi dalla società internazionale di informazioni economiche Bisnode (ex Dun and Bradstreet, D&B) le bancarotte totali di gennaio dei distretti ticinesi salgono a 37 se si considerano anche le 12 decretate per motivi legali (chiusura per lacune nell'organizzazione, articolo 731b del Codice delle obbligazioni). Tenendo conto di queste (aumentate del 100%) la flessione totale su base annua è del 14%. Va però sottolineata l'importanza dell'"effetto base": in Ticino sull'arco dell'intero 2013 si era registrato un forte aumento delle insolvenze, pari al 26%. Rimanendo nell'ambito dei soli fallimenti per incapacità di far quadrare i costi, i Grigioni segnano un +200% a 9, Ginevra +211% a 109 e Zurigo +54% a 63. Fra i cantoni più importanti solo Basilea Città (-15% a 17) e Argovia (-10% a 26) si smarcano dalla tendenza nazionale. A livello settoriale particolarmente colpite dalle bancarotte sono la ristorazione, l'edilizia e il ramo degli artigiani. Se molte imprese chiudono, un numero ancora maggiore apre i battenti: sempre in gennaio le nuove iscrizioni al registro di commercio sono state 3428, con un incremento annuo dell'1%. Il Ticino, che nel 2013 aveva segnato la crescita più elevata del paese (+14%, un dato legato all'arrivo in forze di imprenditori italiani), nel primo mese dell'anno mostra ora un arretramento (-12% a 229). Ancora più forte è la flessione nei Grigioni (-32% a 57), mentre particolarmente dinamico si mostra Zurigo (+22% a 607).
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