
Export in calo per gli orologi in novembre: su un anno, indica oggi una nota della Federazione dell'industria orologiera (FH), la diminuzione è stata del 4,4% a 2,06 miliardi di franchi. Su undici mesi, le vendite fuori dai confini nazionali risultano in crescita del 2,3% a 20,44 miliardi rispetto al medesimo periodo dell'esercizio scorso. FH spiega la flessione registrata lo scorso mese con condizioni di mercato meno favorevoli per il settore. Il fatto che in novembre si sia lavorato un giorno in meno ha anche influenzato negativamente il risultato, ha spiegato l'associazione di categoria. FH ha anche comunicato di essere a buon punto per quanto riguarda la difesa del marchio "swiss made" e della relativa ordinanza. Per potersi fregiare in futuro dell'ambito appellativo, FH prevede che il 60% dei movimenti e dell'orologio siano prodotti in Svizzera. Inoltre, lo sviluppo tecnico dovrà essere eseguito nella Confederazione. Prima della revisione della legge sulla protezione dei marchi nel 2013, il tasso che dava diritto all'appellativo "swiss made" era del 50%. È stata la stessa FH a battersi affinché tale quota venisse portata al 60%. Finora, per essere considerato "svizzero" un orologio doveva rispettare tre condizioni: essere equipaggiato con un movimento prodotto nella Confederazione ed essere assemblato e controllato da un fabbricante elvetico. FH ha aggiunto ora l'esigenza dello sviluppo tecnico in Svizzera. Tutto ciò, secondo l'associazione, dovrebbe rafforzare il settore e andare a beneficio dei consumatori.
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