
Diverse società di medici specialisti chiedono di togliere le restrizioni al rimborso dei nuovi preparati per la cura dell'epatite C, sottolineando che una limitazione a un certo gruppo di pazienti discrimina gli altri. Inoltre la limitazione attuale genera un imponente aumento dell'onere amministrativo nei negoziati con gli assicuratori malattia e, in molti casi, impedisce la scelta della migliore opzione terapeutica, scrivono gli specialisti in una lettera aperta all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e "ai rappresentati dell'industria farmaceutica". "Non abbiamo spiegazioni plausibili da dare sul perché non possiamo trattare la malattia cronica a un paziente che si è infettato con preparati sanguigni o a una giovane donna che intende avere una gravidanza", sottolineano nella missiva. D'altro canto, la situazione spinge poi molti malati, ai quali il trattamento adatto non può essere prescritto a causa delle limitazioni, a procurarsi da soli i farmaci per altre vie. Così sta crescendo il numero di coloro che, per disperazione e per non rovinarsi finanziariamente, importano generici in provenienza dall'India. Una pratica rischiosa e non conciliabile con le nostre norme di qualità, ricordano gli specialisti. È quindi urgente che l'UFSP e le aziende farmaceutiche intraprendano nuovi negoziati affinché nel 2017 i prezzi delle specialità in questione siano accessibili a tutti. Negli scorsi tre anni molti preparati di nuova generazione per l'epatite C sono stati autorizzati. Si tratta di medicinali ben tollerati e che guariscono l'infezione virale in oltre il 90% dei casi. Il costo molto elevato non ha però permesso a tutti i pazienti di usufruirne e ha inoltre comportato una limitazione del rimborso da parte delle assicurazioni. Attualmente in Svizzera l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie risponde soltanto nei casi in cui la malattia si trova a uno stadio già avanzato o se presenta sintomi gravi. Secondo l'UFSP tale limitazione si giustifica con motivi medici ed economici e corrisponde alla prassi in vigore nella maggior parte dei Paesi europei. L'Ufficio federale vorrebbe però migliorare la situazione, riducendo il prezzo dei farmaci di nuova generazione ed estendendo il rimborso alle persone la cui malattia evolve rapidamente e a chi è infettato dal HIV, dall'epatite B o chi si inietta droghe. Le società di medici specialisti del settore ritengono invece che, in conformità alle direttive internazionali, l'accesso ai nuovi trattamenti per l'epatite C deve essere "universale", indipendentemente dal livello di fibrosi, come avviene in Australia e probabilmente molto presto anche in Francia.
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