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Economia
Ecofin: allarme disoccupazione, niente accordo su clima
Redazione
17 anni fa

L'Ecofin informale di Goteborg si è chiusa con un nuovo allarme sull'aumento "drammatico" della disoccupazione, i cui effetti - ha sottolineato il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia - si faranno sentire ancora per diversi anni. Ancora nessun accordo, invece, sulla ripartizione dei finanziamenti per la lotta ai cambiamenti climatici, con i Paesi dell'est - guidati dalla Polonia - che puntano i piedi, mettendo a rischio l'intesa che dovrà essere raggiunta dai leader Ue nel consiglio di ottobre, in vista della conferenza di Copenaghen di fine anno. Bruxelles, intanto, ha rilanciato la proposta di una 'carbon tax' a livello europeo, per colpire i prodotti che vengono prodotti producendo emissioni di CO2 e promuovere consumi più responsabili. Sul tavolo dei 27 ministri finanziari della Ue c'erano gli ultimi dati di Eurostat, che per la zona euro indicano una disoccupazione record nel mese di agosto: 9,3%, mai così alta da oltre dieci anni. Un "aumento drammatico" che rischia di diventare "cronico e strutturale". Visto che - hanno sottolineato Almunia e il presidente di turno dell'Ecofin, Anders Borg - gli effetti della crisi sui posti di lavoro continueranno a farsi sentire per anni, con una disoccupazione sopra il 10%. Per questo i ministri finanziari della Ue ha insistito sulla necessità di "evitare gli errori del passato" e di lavorare a un mix di misure. Nel breve e medio termine, promuovere il più possibile politiche attive del mercato del lavoro - come la formazione professionale - per far sì che chi perde il posto non sia definitivamente allontanato e venga invece reinserito. Nel lungo termine attuare le riforme strutturali tese ad aumentare l'offerta di lavoro, attraverso "sistemi fiscali e di incentivazione" che favoriscano la creazione di nuovi posti. I 27 ministri della Ue hanno compiuto passi in avanti su come finanziare la lotta ai cambiamenti climatici, ma non hanno ancora trovato una posizione comune. E i tempi stringono, perché il vertice dei leader Ue che dovrebbero ratificare l'intesa in vista di Copenaghen è il 29 e 30 ottobre. L'Ecofin avrà tuttavia modo di lavorare ancora sulla questione nella riunione del 20 ottobre. La Commissione Ue ha valutato in 100 miliardi di euro gli stanziamenti da utilizzare globalmente entro il 2020 per la lotta ai cambiamenti climatici, prevedendo un contributo pubblico degli Stati della Ue tra i 2 e i 15 miliardi di euro. Ma a frenare sono soprattutto i Paesi dell'est, che temono di dover pagare un contributo "troppo elevato". "Non accetteremo una soluzione in cui i paesi più poveri dell'Europa debbano aiutare quelli più ricchi nel sostenere i paesi più poveri del mondo", ha detto il ministro dell'economia polacco, Jan Rostowski. Ma per Almunia "i finanziamenti per aiutare i Paesi in via di sviluppo a lottare contro i cambiamenti climatici sono fondamentali per far sì che a Copenaghen si raggiunga un accordo ambizioso". La proposta di introdurre, sul modello francese, una tassa sui beni prodotti aumentando l'inquinamento da gas serra, è stata messa per la prima volta sul tavolo dell'Ecofin dal commissario Ue al fisco, Laszlo Kovacs, e ha trovato l'accoglienza favorevole di una parte dei ministri. "Alcuni Stati hanno già annunciato l'introduzione di una carbon tax - ha detto il commissario Ue - e altri prevedono di farlo. Ma quello di cui noi abbiamo bisogno è un quadro valido per tutta Europa". Per Kovacs la carbon tax è lo strumento adatto "per ridurre le emissioni di gas serra e per trovare risorse adeguate per finanziare la lotta ai cambiamenti climatici". L'attuale Sistema europeo di quote di emissioni di Co2, ha quindi spiegato il commissario, "copre solamente il 40%, forse il 45% di tutte le emissioni di gas ad effetto serra. Ma restano fuori le famiglie e settori come i trasporti". ATS

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