
La disoccupazione in Svizzera sta aumentando in modo nettamente più marcato per gli stranieri che per gli svizzeri, con tassi che per alcuni paesi di provenienza ricordano quelli registrati nell'Eurozona (12% in novembre). In dicembre i senza lavoro con passaporto rossocrociato erano 77'287, il 2,4% degli attivi. Per gli stranieri il tasso era invece del 6,9% (72'150). Nel primo caso la progressione è stata di 0,1 punti, mentre nel secondo è stata di 0,7 punti nello spazio di un solo mese. Analoga è pure la tendenza in relazione ai dati annuali: dal 2,1% del 2012 per gli svizzeri si è passati al 2,2% nel 2013, mentre per i lavoratori provenienti dall'estero la quota è salita dal 5,5% al 6,0%. Analizzando i vari paesi in dettaglio si nota un aumento con un'accelerazione alla fine dell'anno scorso per tutti i paesi dell'UE, con tassi che ormai vanno calcolati in parte a due cifre. I più colpiti dalla mancanza di lavoro sono bulgari e rumeni (con una serie di 8,2%, 10,9%, 12,5% e 12,8% in relazione rispettivamente a 2012, 2013, novembre 2013 e dicembre 2013), seguiti dai portoghesi (6,4%, 7,5%, 8,2%, 10,3%) e dalle persone provenienti da paesi interessati dall'allargamento UE del 2004, Polonia in primis (6,0%, 8,0%, 8,8%, 9,4%). Uno scalino sotto si trovano Spagna (4,6%, 5,8%, 6,3%, 7,2%), Francia (5,5%, 6,1%, 6,3%, 6,5%) e Italia (4,3%, 4,7%, 4,9%, 5,3%). Ma l'identica evoluzione, anche se su un livello inferiore, è ravvisata anche per gli stati più "virtuosi" dell'UE, come la Germania (3,2%, 3,6%, 3,7%, 3,9%). Nessun paese è in controtendenza.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

