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Il caso
Dazi sull'acciaio, l'UE respinge le critiche di Guy Parmelin
Ats
3 ore fa
Secondo la Commissione europea non violano la dichiarazione comune in merito al pacchetto di «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE»

I nuovi dazi sull'acciaio recentemente approvati da Bruxelles non violano la dichiarazione comune in merito al pacchetto di «stabilizzazione e sviluppo delle relazioni Svizzera-UE» (chiamato anche Bilaterali III, ndr.). Lo ha sostenuto oggi la Commissione europea respingendo le critiche espresse nel week-end dal presidente della Confederazione Guy Parmelin.

Quest'ultimo due giorni fa, durante la trasmissione Samstagsrundschau della radio svizzero-tedesca SRF, aveva definito «inaccettabili» le previste norme più severe dell'UE sulle importazioni di acciaio. Parmelin aveva anche detto di essere «sorpreso» dal momento scelto, poiché giunta proprio mentre il Parlamento svizzero sta esaminando il pacchetto di accordi recentemente firmati.

Applicabile solo ai settori coperti dal nuovo paccchetto

Il presidente della Confederazione ha anche fatto riferimento alla dichiarazione congiunta tra Berna e Bruxelles, che prevede di evitare tensioni o ostacoli durante l'esame del dossier da parte del Parlamento svizzero. L'obiettivo è non compromettere il processo di ratifica degli accordi. Ma per la Commissione europea la dichiarazione congiunta si applica esclusivamente ai settori coperti dal nuovo pacchetto di accordi Svizzera-UE. «La dichiarazione non può impedire all'Unione europea di prendere decisioni autonome in altri ambiti», ha fatto sapere la Commissione europea. Il commercio dell'acciaio è disciplinato dall'accordo bilaterale di libero scambio del 1972, e non fa parte del pacchetto attuale.

In vigore dal 1. luglio

Le misure previste dall'UE sulle importazioni di acciaio prevedono una forte riduzione delle importazioni e il raddoppio dei dazi doganali per le quote eccedentarie. Le nuove regole dovrebbero entrare in vigore il 1° luglio. L'unica eccezione riguarda i Paesi dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein), mentre la Svizzera non ha ottenuto deroghe. Il Consiglio federale e la Commissione europea dovrebbero negoziare nuovi contingenti nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio.