
L'Australia è particolarmente vulnerabile nel fuoco incrociato della guerra commerciale scatenata dal presidente Usa Donald Trump con diversi Paesi, e in particolare con la Cina. Forti timori sono espressi dai leader imprenditoriali australiani, mentre il governo di Canberra si pone in prima linea nel promuovere 'negoziati di pace', dopo che è stato rivelato che dal 6 luglio entrerà in vigore una tariffa del 25% su 1102 importazioni cinesi per 50 miliardi di dollari Usa. La ministra degli Esteri Julie Bishop ha esortato le due più grandi economie mondiali ad affidare la loro disputa all'Organizzazione Mondiale del Commercio, prima che colpisca duramente la crescita economica e gli standard di vita su scala mondiale. "I commerci e gli investimenti liberi e aperti sono di grande beneficio al nostro paese e al mondo", ha detto. "È una posizione che abbiamo segnalato molto chiaramente ai nostri amici americani e continueremo a farlo.". Il primo ministro Malcolm Turnbull ha assicurato che non cesserà di far pressione per il libero scambio nonostante il quinto colpo consecutivo inferto all'ordine mondiale in altrettanti mesi. "Il mio compito come primo ministro è di assicurare che gli australiani mantengano i propri posti di lavoro, per questo sosteniamo il libero commercio, e non rinunceremo", ha aggiunto. La Camera di Commercio australiana ha avvertito che l'Australia è in posizione vulnerabile per via del suo interesse significativo in molte delle economie coinvolte in questa guerra commerciale. "Le sanzioni bilaterali occhio per occhio possono distorcere l'offerta e la domanda mondiali, soffocando il commercio", ha dichiarato il Ceo della Camera, James Pearson. "In definitiva potrà portare allo scenario che tutti temiamo: una guerra commerciale conclamata in cui nessuno potrà vincere", ha aggiunto.
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