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Il caso
Critiche alla Svizzera su bio e duopolio Migros-Coop
© Chiara Zocchetti
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Ats
3 ore fa
L'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump ha rimproverato la Confederazione per le sue norme sui metodi biologici di produzione agricola e per il predominio di Migros e Coop nel commercio al dettaglio

Nuova sabbia negli ingranaggi delle relazioni commerciali tra Washington e Berna: l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump critica la Confederazione per le sue norme sui metodi biologici di produzione agricola e per il predominio di Migros e Coop nel commercio al dettaglio.

«Ostacoli significativi alle importazioni»

Il Dipartimento del commercio (DOC) degli USA ha individuato «ostacoli significativi» alle importazioni in Svizzera di prodotti biologici dagli Stati Uniti, indica un rapporto pubblicato di recente dal titolo Foreign Trade Barriers (barriere al commercio estero) secondo quanto indica l'agenzia di stampa economico finanziaria Awp. A dare per primi oggi l'informazione in Svizzera sono stati i quotidiani dell'editore Tamedia.

«Favoriti i marchi locali»

In particolare, secondo il rapporto, le «norme rigorose e dettagliate» che regolano l'agricoltura biologica nella Confederazione, le complesse disposizioni in materia di certificazione ed etichettatura, nonché il predominio di due grandi catene di distribuzione favoriscono i marchi locali. I nomi di Coop e Migros non vengono citati esplicitamente.

La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) prende atto del rapporto, ma non ne commenta il contenuto, ha comunicato la stessa SECO ai giornali.

Quale deficit commerciale?

Il rapporto fornisce inoltre dati relativi ai volumi commerciali scambiati tra i due paesi: lo scorso anno il deficit degli USA ammontava, dal punto di vista statunitense, a 34,3 miliardi di dollari (27,1 miliardi di franchi al cambio attuale), in diminuzione di oltre il 10% rispetto all'anno precedente.

L'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) è giunto a una conclusione diversa a gennaio. Secondo i suoi calcoli, le esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti, escluso l'oro, sono aumentate del 3,9% a 54,7 miliardi di franchi. Le importazioni dagli Stati Uniti, invece, sono diminuite del 5,7% a 13,3 miliardi. L'eccedenza della bilancia commerciale è quindi aumentata a 41,4 miliardi di franchi.

Uno degli argomenti avanzati dalla Svizzera nella vertenza commerciale che la oppone agli USA è sempre stato che nei servizi la situazione è diversa da quella nelle merci. Le esportazioni statunitensi sarebbero nettamente superiori alle importazioni dalla Svizzera. Ciò è ora confermato dal rapporto del DOC, secondo cui si registra un'eccedenza statunitense pari a 32,1 miliardi di dollari, in aumento di oltre l'8%.

Il contesto

Attualmente Washington e Berna stanno conducendo negoziati su un accordo commerciale, che avrebbe dovuto giungere in porto lo scorso 31 marzo. La decisione della Corte suprema degli USA di fine febbraio, la quale aveva stabilito che il presidente ha abusato dei suoi poteri imponendo dazi doganali elevati ai partner commerciali, ha rimescolato le carte.

Dopo che Berna era riuscita a ottenere una riduzione delle tariffe doganali dal 39% (stabilite da Trump il primo agosto 2025) al 15% e subito dopo la decisione della Corte suprema, Trump ha imposto nuovi dazi del 10% - per un massimo di 150 giorni - sulla base di una disposizione di legge diversa da quella utilizzata per decretare le tasse doganali presentate il 2 aprile 2025 ai partner commerciali, in quello che l'inquilino della Casa Bianca aveva denominato il Giorno della liberazione (Liberation Day). In quel giorno di primavera i dazi sui beni svizzeri erano stati fissati al 31%.