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Economia
Crisi: PIL GB a picco, paese precipita in recessione
Redazione
18 anni fa

La Gran Bretagna è ufficialmente in recessione: quella che era fino a poco tempo fa una delle economie più dinamiche d'Europa, ha subito una flessione più rapida e peggiore del previsto, per tre trimestri consecutivi, il declino che tecnicamente indica la recessione. Nell'ultimo trimestre 2008 il Pil è sceso dell'1,5%, una contrazione maggiore dell'1,2 che veniva previsto dagli analisti. "Il calo è molto più netto rispetto a quel che avevano previsto in molti - ha affermato il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling - In parte, perché è scesa la produzione industriale, a causa dei mercati dell'esportazione, pesantemente colpiti". Le cifre diffuse oggi dal Ufficio di statistica sanciscono l'arrivo della recessione nel Regno Unito per la prima volta dal 1991. Il calo dell'1,5% da un trimestre all'altro è il più forte dalla recessione del 1980. L'economia si era contratta dello 0,6% nel terzo trimestre 2008. La notizia del brusco calo del PIL ha mandato ai minimi degli ultimi 24 anni la sterlina rispetto al dollaro: la moneta britannica, da tempo in uno stato di debolezza, è scesa in mattinata a 1,3598 dollari, il livello più basso dal 1985. Parlando alla BBC il ministro delle Finanze ha detto che il governo vuole far sì che le finanze pubbliche siano solide nel medio termine. "Dobbiamo assicurarci di poter vivere dei nostri mezzi nel medio termine e iniziare a trovare soldi quando entreremo nella ripresa: occorre sostenere l'economia ma anche essere certi di avere le risorse per farlo", ha spiegato Darling, affermando che la crisi può essere contrastata solo con la "cooperazione internazionale". Il primo ministro Gordon Brown, la cui gestione dell'emergenza economica viene criticata da più parti, alla domanda della BBC su quale sia stato finora il suo più grosso errore, ha ammesso: "Noi credevamo ci fosse la possibilità di un collasso istituzionale del sistema bancario e finanziario, e così abbiamo fatto ogni sorta di esercizio di simulazione. Ma quel che non abbiamo visto, che nessuno aveva previsto, era la possibilità di un completo collasso del mercato, che i mercati si inceppassero in tutto il mondo". Intanto, della crisi sembra beneficiare un settore: quello dei prodotti, soprattutto alimentari, "Made in Britain". Spinti anche dalle campagne di alcuni giornali che invitano a "comprare britannico", prodotti come marmellate, biscotti al burro (shortbread) e tè nazionali sono andati a ruba dagli scaffali dei grandi magazzini Selfridges, ad esempio. Un dato per tutti: le vendite del tè English Breakfast della Twinings sono cresciute del 50% in un anno. Intanto, complici i massicci sconti anche prima di Natale, il commercio ha mostrato un +1,6% nelle cinque settimane cominciate all'inizio di dicembre, ma gli esperti non danno troppo rilievo a questo dato. Il patriottismo non sembra invece aver effetti sul settore dell'auto, per il quale il governo ha allo studio un piano di sostegno. Intanto la Bentley, lo storico marchio d'auto di super lusso passato al gruppo Volkswagen, ha annunciato oggi che sospenderà la produzione per sei-sette settimane, causa un forte calo degli ordini, soprattutto dagli Stati Uniti. ATS

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