
Il piano dell'amministrazione Obama per liberare le banche dagli asset 'tossici' e ripulire il sistema di circolazione del credito continua a far discutere, ma dai fondi d'investimento arriva un deciso segnale di via libera. Per loro, del resto, investire nel 'Public-Private Investment Program' rappresenta un'operazione da cui potranno trarre solo vantaggi, visto che i rischi saranno quasi tutti a carico dei contribuenti. Il giorno dopo la presentazione del 'piano Geithner', che stanzia fino a 100 miliardi di dollari di soldi pubblici per movimentare investimenti a capitale pubblico-privato fino a 500 miliardi (destinati a raddoppiare in caso di successo), il segretario del Tesoro americano può dire di aver incassato il via libera di istituzioni come Pimco, leader mondiale degli investimenti nei bond, e di colossi del private equity come Blackstone e Fortress, che probabilmente vi investiranno soldi. Entusiasta Bill Gross, responsabile degli investimenti di Pimco: "si tratta della prima soluzione win-win-win che sia stata messa sul tavolo", ha detto, garantendo l'adesione al programma da parte della Pacific Investment Company. David Marchick, uno degli uomini di punta di Carlyle, parla di un "ambizioso programma studiato in modo da attrarre capitali privati e aiutare le banche a vendere le loro attività incagliate o divenute ormai 'tossiche'". Più prudente Laurence Fink, il presidente di BlackRock: "non è una panacea, non è un proiettile d'argento", ma un programma che porterà via dal mercato "parte del fardello". Lo stesso Geithner, stanotte, ha frenato gli entusiasmi: "la reazione di un giorno non fa un piano". Visto dal mondo dei fondi d'investimento, che sono chiamati a giocare una parte fondamentale come compratori di asset divenuti ormai illiquidi e cioé praticamente senza mercato, il 'PPIP' di Geithner potrebbe funzionare. Una bella differenza rispetto alle enormi iniezioni di capitali nelle banche, che non hanno risolto il problema alla radice e anzi hanno acceso la rabbia popolare contro i maxi-bonus di Wall Street. Al Premio Nobel Paul Krugman, che ieri ha bocciato senza appello il piano del Tesoro dicendosi "disperato" di fronte alla prospettiva di un fiasco, ha replicato Michael Spence, anche lui premiato a Stoccolma: "può funzionare" - ha detto - ma "dipenderà tutto dai partecipanti del settore privato". Intanto - scrive la Bloomberg - fondi speculativi e investitori istituzionali si preparano a una partecipazione aggressiva, perché hanno fiutato l'affare. Invece di lanciarsi in investimenti a rischio, potranno puntare sugli asset tossici delle banche attraverso fondi pubblici-privati che opereranno con la garanzia del Federal Deposit Insurance Corporation, l'agenzia statunitense che garantisce i depositi bancari. Se funzionerà, riceveranno metà dei profitti. Se andrà male, dovranno coprire solo il 2,3% delle perdite: il resto se lo accolleranno le autorità federali. Tutto dipenderà dai mutui e dagli altri attivi impacchettati all'interno dei titoli che le banche hanno ancora in pancia: spazzatura e gioielli mischiati insieme nello stesso contenitore, quel che è certo è che a scatola chiusa non li vuole più nessuno. ATS
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