
Il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, bacchetta le banche europee, invitandole ad utilizzare i soldi immessi nelle loro casse per far ripartire l'economia reale. E invita alla "massima trasparenza" sul fronte della loro situazione patrimoniale. Anche se - ammette - Bruxelles non può imporre la pubblicazione degli stress test. Il monito del guardiano dei conti pubblici europei - che ricalca in gran parte quello più volte espresso dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet - arriva alla fine di una riunione dell'Ecofin in cui è stato dato il via libera ad un accordo per la costituzione di "riserve anticicliche" nel settore bancario. Riserve che dovranno essere costituite in tempi di ciclo economico positivo, per poi essere utilizzate in periodi di crisi per far fronte alle perdite. Un modo, dunque, per responsabilizzare maggiormente il settore del credito e per ripartire più equamente i costi di una crisi finanziaria, senza che le banche abbiano come unico appiglio i sussidi statali. L'Ecofin ha quindi incaricato lo Iasb (International accounting standards board), l'organismo responsabile dell'emanazione dei principi contabili internazionali, di presentare una proposta concreta entro il prossimo mese di ottobre. Il problema del credit crunch resta comunque uno dei più assillanti tra i 27 ministri finanziari europei. Le ricapitalizzazioni bancarie fin qui effettuate, riassume Almunia, "non sono state utilizzate al 100%". Anzi, lamenta, "in alcuni Stati non sono state utilizzate per niente". Un punto, poi, deve essere chiaro: "Se fosse necessario ricorrere ad ulteriori ricapitalizzazioni - afferma Almunia - queste dovranno essere legate a piani di ristrutturazioni delle banche, come contropartita del capitale ricevuto". Per quel che riguarda lo stress test del sistema bancario europeo previsto in settembre, Almunia ha ricordato che sarà effettuato dalle singole autorità di vigilanza nazionali. "Ora - spiega il commissario Ue riassumendo le posizioni nel consiglio Ecofin - alcuni Paesi ritengono che i risultati dovrebbero essere resi pubblici, come avviene negli Stati Uniti. Altri no". "Noi - prosegue - come Commissione Ue riteniamo che sia necessaria la massima trasparenza, e che serva più trasparenza proprio per ripristinare la fiducia nei mercati finanziari. Ma - ammette - non possiamo imporre nulla agli organi di vigilanza nazionali, né dire loro cosa devono fare". Sul fronte dei deficit eccessivi, infine, l'Ecofin ha ribadito la necessità di cominciare a mettere a punto una exit strategy che permetta di tornare a consolidare le finanze pubbliche non appena si palesi la ripresa. Almunia ribadisce che "non esiste una ricetta unica", uguale per tutti gli Stati membri. "Le nostre raccomandazioni ai vari governi - spiega - sono e saranno necessariamente diverse da Paese a Paese. Rifletteranno le differenze sullo stato delle finanze pubbliche, le differenti condizioni macroeconomiche, il punto di partenza e i margini di manovra possibili". Una cosa però è certa: Bruxelles non ha per nulla voglia di abdicare sul fronte di una vigilanza rigorosa sui conti pubblici. E il faro - come ha ribadito Andres Borg, ministro svedese dell'Economia e presidente di turno dell'Ecofin - resta il Patto Ue di stabilità e di crescita. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

