
Nel 2017 sono stati 59 i casi di criminalità economica giudicati dai tribunali svizzeri, contro i 57 dell'anno precedente. Il volume dei danni è quantificabile a 426 milioni di franchi, in forte calo rispetto al 2016. Lo indica oggi il gruppo di revisione e consulenza KPMG, pubblicando il barometro in materia, dove si precisa che il volume dei danni del 2017 si situa leggermente al di sotto della media pluriennale di 512 milioni di franchi. L'anno precedente avevano raggiunto il livello record di oltre 1,4 miliardi di franchi - contro i 280 milioni del 2015 - principalmente a causa di un unico caso, che da solo aveva provocato un danno di circa 800 milioni. Si era trattato del caso Behring (dodici anni di procedura e cinque settimane di processo), dal nome dell'ex finanziere basilese condannato nel settembre scorso dal Tribunale penale federale di Bellinzona a 5 anni e 6 mesi di carcere per aver truffato con un sistema piramidale 2000 investitori per complessivi 800 milioni di franchi tra il settembre 1998 e l'ottobre 2004. Nel 2017 i reati più frequenti in termini di criminalità economica sono stati la truffa semplice, la truffa per mestiere e l'appropriazione indebita. "Sovente la motivazione dei malfattori è il finanziamento di uno stile di vita dispendioso o l'ammortamento di debiti", precisa la KPMG. Come negli scorsi anni il gruppo più colpito è stato quello degli investitori privati e istituzionali: in totale 9 casi, per una somma somma complessiva di perdite pari a 162 milioni di franchi. Tenuto conto del loro ruolo particolare all'interno delle aziende, i quadri continuano - secondo la KPMG - a rappresentare la principale fonte di rischio. Nel 2017 il maggior danno (120,9 milioni di franchi) è stato causato da due manager.
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