
I principali mercati residenziali urbani delle economie sviluppate sono sopravvalutati ed è in aumento il rischio di bolla immobiliare rispetto al 2016. A Zurigo e Ginevra il settore è comunque solo "moderatamente sopravvalutato", secondo un rapporto di UBS. Dal 2012 i prezzi degli appartamenti sono diminuiti del 10% a Ginevra, mentre sono aumentati in egual misura a Zurigo. Sulle rive del Lemano, tuttavia, i prezzi sembrano aver toccato il minimo e negli ultimi trimestri le valutazioni tendono al rialzo. Sulla Limmat, i prezzi reali sono cresciuti del 2% nell'ultimo anno, un ritmo leggermente più sostenuto rispetto alla media nazionale, si legge in un comunicato odierno. In Svizzera non c'è rischio di bolla: "le condizioni di finanziamento favorevoli contribuiscono a mantenere vivace la domanda di proprietà di abitazioni. Il costo di un appartamento di 60 metri quadrati a Zurigo equivale al reddito percepito in sei anni da un lavoratore specializzato nel ramo dei servizi, un livello relativamente basso se paragonato a quello di molte altre città del mondo", spiega Matthias Holzhey, Head Swiss Real Estate Investment di UBS Wealth Management, citato nella nota. Inoltre, i costi di finanziamento effettivi sono pari ad appena il 10% del reddito medio annuale di un lavoratore specializzato nel terziario. Per il momento, comunque, le norme del mercato ipotecario e l'aumento della percentuale di abitazioni sfitte limitano il potenziale di rialzo dei prezzi. Il rischio di bolla cresce in Europa A livello mondiale Toronto, una "new entry nella classifica", è la città più a rischio di bolla immobiliare, seguita da Stoccolma, Monaco di Baviera, Vancouver, Sydney, Londra, Hong Kong e Amsterdam. Negli ultimi quattro trimestri l'UBS Global Real Estate Bubble Index è salito in tutte le città europee oggetto dello studio. Forti incrementi sono stati registrati a Parigi, Amsterdam, Francoforte e Monaco di Baviera. Tutte le città che figurano nello studio, tranne Milano, sono quantomeno sopravvalutate. Londra si conferma a rischio bolla, anche se in misura minore dopo il referendum sulla Brexit. "Il miglioramento della situazione economica generale, in parte accompagnato dalla solida crescita dei redditi nelle principali città, si è unito a costi di finanziamento eccessivamente bassi, dando luogo a una vigorosa domanda di alloggi negli agglomerati urbani", afferma Claudio Saputelli, Head of Global Real Estate, citato nella nota. Dato che nelle città più interessanti l'offerta è sempre soggetta a limitazioni, si è assistito a un'impennata dei prezzi. Il binomio tra costi di finanziamento bassi e aspettative rialziste ha spinto le valutazioni alle stelle, aumentando il pericolo di bolle.
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