
Credit Suisse ha realizzato nel terzo trimestre di quest'anno un utile netto di 424 milioni di franchi rispetto ai 244 milioni dello stesso periodo del 2017 (+70%). Il numero due bancario elvetico ha comunicato oggi di essere sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi di risparmio dei costi nel 2018 e chiudere l'esercizio nelle cifre nere.
L'utile ante imposte è salito del 68% a 671 milioni mentre i ricavi operativi hanno registrato una flessione del 2% a 4,89 miliardi di franchi. Al contempo le spese d'esercizio sono diminuite dell'8,5% a 4,15 miliardi, si legge in una nota diffusa oggi dalla grande banca che si avvicina al termine della sua ristrutturazione triennale. Come la concorrente UBS anche Credit Suisse sta spostando maggiormente la sua attenzione alla gestione patrimoniale per la clientela facoltosa separandosi da comparti a rischio dell'investment banking.
I risultati sono inferiori alle previsioni degli analisti consultati dall'agenzia finanziaria Awp che si attendevano un utile netto di 476 milioni di franchi, un risultato prima delle imposte di 689 milioni e ricavi operativi di 5,05 miliardi. I costi operativi erano invece attesi a 4,25 miliardi. Il titolo è sotto forte pressione alla Borsa svizzera.
L'afflusso netto di denaro si è attestato a 16,6 miliardi di franchi, dopo 15,4 miliardi nel secondo trimestre. A fine settembre i patrimoni in gestione ammontavano a 1'405 miliardi, sette in più di tre mesi prima.
Guardando alle singole divisioni, la Banca universale svizzera ha aumentato i ricavi netti del 2% a 1,34 miliardi di franchi, per un utile ante imposte di 511 milioni (+20%). I ricavi nel comparto della gestione patrimoniale internazionale sono rimasti stabili a 1,27 miliardi, per un risultato prima delle imposte di 378 milioni (+6%).
L'unità Asia Pacifico ha dal canto suo registrato una flessione dei ricavi del 9% a 822 milioni, con un utile ante imposte sceso del 19% a 176 milioni di franchi. Da parte sua Global Markets ha ridotto i ricavi del 17% a 1,04 miliardi e subito una perdita prima delle imposte di 96 milioni, a fronte di un utile di 71 milioni dodici mesi prima. Infine, la divisione Investment Banking & Capital Markets ha realizzato ricavi di 530 milioni (+16%) e raddoppiato l'utile ante imposte a 70 milioni.
Citato nella nota, il presidente della direzione Tidjane Thiam si mostra soddisfatto dei progressi della riorganizzazione: a suo dire si tratta dell'utile netto più elevato dall'analogo periodo del 2014 e dell'ottava progressione trimestrale su base annua consecutiva. "Nel terzo trimestre, caratterizzato da condizioni più difficili e una minore attività della clientela che nella prima metà dell'anno, abbiamo potuto dare prova della solidità del nostro nuovo modello d'affari", afferma il CEO.
La banca si considera sulla buona strada per portare la base dei costi al di sotto dei 17 miliardi di franchi entro la fine dell'anno, con risparmi cumulati di circa 4 miliardi da fine 2015, pari al 96% dell'obiettivo. I mesi di luglio-settembre hanno rappresentato "un ottimo trimestre" in termini di miglioramento dei costi, cosa che si è riflessa anche nell'utile, ha spiegato in una conferenza telefonica il responsabile delle relazioni con gli investitori Adam Gishen, secondo cui la banca ha registrato le spese trimestrali più basse degli ultimi cinque anni.
Complessivamente nei primi nove mesi dell'anno Credit Suisse ha registrato un utile netto di 1,77 miliardi di franchi (+54%), un utile ante imposte di 2,78 miliardi (+68%) e ricavi per 16,12 miliardi (+3%). A fine settembre il coefficiente patrimoniale CET1 si attestava al 12,9%, a fronte del 12,8% tre mesi prima e del 14,0% dodici mesi prima.
Quanto alle prospettive, Credit Suisse si mostra prudente: nonostante le tensioni geopolitiche in relazione al commercio mondiale e ai possibili effetti dei cambiamenti in materia di politica monetaria delle banche centrali le previsioni per la crescita economica globale negli ultimi tre mesi dell'anno restano positive, viene affermato nella nota. Tuttavia il clima è ancora peggiorato nel corso del terzo trimestre e la grande banca si aspetta un ulteriore deterioramento nel quarto.
Ciononostante, dopo tre anni di perdite miliardarie, l'istituto intende tornare nelle cifre nere quest'anno. Gishen non ha saputo fornire cifre ma ha dichiarato che non vi sono dubbi circa un risultato molto positivo nell'esercizio 2018. L'anno prossimo l'utile dovrebbe migliorare ulteriormente.
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