
Credit Suisse Group ha fatto segnare un calo dell'utile netto del 31 % nel terzo trimestre dell'anno a 1,3 miliardi di franchi: un risultato superiore alle attese. Il numero due bancario elvetico ha dunque superato la crisi ipotecaria negli Stati Uniti meglio del concorrente UBS, che nello stesso periodo ha registrato perdite per 726 milioni di franchi. Complessivamente, nei primi nove mesi del 2007, CS Group ha ottenuto un utile netto record di 7,2 miliardi di franchi, in progresione del 9 % rispetto allo stesso periodo del 2006, ha indicato oggi l'istituto di credito. Tenendo conto esclusivamente delle attività continuative, la progressione è persino del 27 %. La miglior tenuta di CS Group nei confronti della crisi negli Stati Uniti era attesa: gli analisti si aspettavano un utile netto per il terzo trimestre di 1,268 miliardi di franchi. La diminuzione riflette essenzialmente la contrazione del risultato, prima della deduzione delle imposte, dell'unità di banca d'investimento (Investment Banking) che è passato da 758 milioni a sei milioni di franchi nel periodo considerato. La crisi sul mercato Usa ha avuto un impatto in particolare sui titoli a reddito fisso. Il settore Private Banking è invece rimasto forte - precisa la nota - mettendo a segno una crescita significativa in termini di utile da attività continuative prima delle imposte (+26% a 1,289 miliardi). Per Credit Suisse le svalutazioni registrate sul mercato statunitense dei titoli garantiti da mutui ipotecari a rischio si sono tradotte in un risultato negativo per i ricavi di 2,2 miliardi (a titolo di paragone, 4,2 miliardi per l'UBS). Più precisamente vi è stata una flessione di 1,1 miliardi di franchi nell'ambito dei prodotti strutturati (comprese ipoteche residenziali e commerciali nonché obbligazioni di debiti collaterali CDO) e una riduzione della valutazione di 1,1 miliardi di franchi sui prestiti cosiddetti leveraged. ATS
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