
Sebbene anche il Credit Suisse sia scosso dalla crisi creditizia, l'assemblea generale ha approvato senza grandi proteste i conti 2007 e l'operato dei vertici nell'esercizio passato. I 1973 azionisti presenti a Zurigo, che rappresentavano complessivamente 414,8 milioni di diritti di voto, ossia quasi il 40% del totale, hanno anche accettato il dividendo e riconfermato sei membri del consiglio d'amministrazione (Cda). Nonostante la crisi dei mercati finanziari, l'anno scorso la seconda banca svizzera aveva ancora registrato un utile di 8,5 miliardi di franchi. Con una perdita di 2,1 miliardi nel primo trimestre il 2008 invece non è iniziato "per niente bene", ha detto il presidente del Cda Walter Kielholz ai presenti. Quella attuale è la "maggiore crisi finanziaria dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" e "l'idea che un istituto attivo globalmente come il Credit Suisse ne rimanga completamente indenne non è molto realistica." Il marzo 2008 è stato il mese finora più difficile. La banca può comunque continuare a reggere elevate rettifiche di valore, ha proseguito. "Rimango dell'avviso che nel confronto con numerosi altri istituti il Credit Suisse resti molto solido." Anche il presidente della direzione Brady Dougan si è detto persuaso che la banca abbia lavorato meglio di molti dei suoi concorrenti. Egli ha fatto riferimento alla gestione dei rischi dell'istituto, che aveva già rilevato nel 2006 un surriscaldamento nel mercato dei mutui negli Stati Uniti e aveva ridotto gli affari nel settore. Kielholz ritiene che la crisi finanziaria presenti anche opportunità per la banca: "siamo in grado di sfruttare la crisi a nostro favore", ha detto. Il Credit Suisse ha mantenuto la sua forte capitalizzazione e dal punto di vista attuale non è costretto ad effettuare aumenti di capitale. Nel 2008 "il grano si separerà dalla pula", ritiene il presidente del Cda. Alla banca si presenta ora l'occasione di guadagnare fette di mercato. ATS
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