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Economia
Credit Suisse allenta segreto bancario detentori titoli francesi
Redazione
17 anni fa

Temendo di essere coinvolto in vicende giudiziarie in Francia, Credit Suisse ha inviato una lettera a tutti i clienti che detengono titoli o altri strumenti finanziari francesi chiedendo l'autorizzazione a trasmettere, se richiesti, i loro dati alle autorità fiscali di Parigi. La richiesta della seconda banca elvetica è contenuta in una lettera del 24 giugno scorso. La notizia pubblicata stamane dal quotidiano romando "Le Temps" è stata confermata all'ATS dal portavoce della banca Jean-Paul Darbellay. Stando al giornale, l'istituto bancario potrebbe estendere tale richiesta a clienti di altri paesi. Con questa sua missiva, Credit Suisse intende tutelarsi in caso di indagini contro suoi clienti non dichiarati al fisco francese. La banca spiega questa iniziativa - giudicata dal quotidiano "poco corrente" - con le regole in vigore nel paese confinante emesse dall'autorità francese che sorveglia i mercati finanziari. Tale organismo è legalmente autorizzato a conoscere l'identità dei possessori di titoli francesi. Benché tale istanza non abbia finora fatto valere questa prerogativa, scrive ancora il giornale, Credit Suisse intende tutelarsi qualora la situazione dovesse cambiare. Con questa lettera la banca domanda quindi di venir sciolta dal segreto bancario in caso di richiesta da parte delle autorità francesi dal momento che Credit Suisse intende rispettare la legislazione locale in materia di azioni e commercio di titoli. I clienti coinvolti s'impegnano inoltre ad assumersi tutte le conseguenze derivanti dalla divulgazione della loro identità. All'ATS Darbellay ha precisato che informazioni potranno essere richieste alla banca in caso di "insider trading" o di obbligo di notifica in materia di soglie di partecipazione. Nella lettera si sostiene inoltre che le informazioni potranno essere trasmesse anche se queste soglie non sono state superate. Quando vi è un obbligo di divulgazione, il cliente s'impegna a comunicare le informazioni richieste e a cooperare con la banca e le autorità. I titoli dei clienti che non avranno risposto al questionario entro il primo di settembre, o che non vogliono che la loro identità venga rivelata, saranno liquidati al corso di giornata. Stando a Darbellay, questa iniziativa della banca non ha nulla a che vedere con i negoziati in corso riguardanti le convenzioni di doppia imposizione. Parigi e Berna hanno firmato l'11 giugno una nuova convenzione che rispetta gli standard OCSE in materia di cooperazione per delitti fiscali, come l'evasione. L'estate scorsa, scrive il giornale, UBS aveva preso una decisione simile circa i suoi clienti americani, chiedendo loro di rimpatriare negli Usa i propri fondi registrandoli in una filiale statunitense della banca e mettendosi in regola con le autorità fiscali locali. UBS aveva minacciato di liquidare questi conti entro 45 giorni se non fosse pervenuta una risposta. ATS

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