
Ancora un rinvio nella vertenza che oppone UBS al fisco americano: il giudice della Florida Alan Gold ha infatti concesso ulteriore margine di manovra alle parti, impegnate in duri negoziati per la definizione di un accordo extragiudiziale. Se non sarà raggiunta un'intesa, il contenzioso approderà in tribunale, al più presto il 17 agosto. Oggi era in programma a Miami una conferenza telefonica in cui avrebbero dovuto essere comunicati i dettagli di un compromesso già delineato la settimana scorsa da autorità USA e svizzere, perlomeno nelle grandi linee. Ma l'atteso appuntamento si è risolto in un nulla di fatto: su richiesta degli avvocati delle parti, il giudice ha dapprima disposto un rinvio di tre ore e ha poi concesso una proroga di alcuni giorni. Gli USA, con una causa civile, vogliono costringere UBS a rivelare i nomi di 52 mila clienti americani sospettati di delitti fiscali: l'istituto controbatte però che non può ottemperare, dato che violerebbe le disposizioni svizzere relative al segreto bancario. Il processo a carico di UBS è già stato rinviato a due riprese, l'ultima volta venerdì della settimana scorsa, proprio nell'intento di agevolare un'intesa extragiudiziale. Sulle questioni di fondo vi è consenso, ma restano da regolare numerosi dettagli tecnici particolarmente complessi. Il giudice Gold ha quindi fissato una nuova conferenza telefonica per mercoledì prossimo. La speranza è che entro quella data le parti riescano a sottoporre al magistrato un documento scritto. Finora nulla di sicuro è trapelato sugli aspetti dell'accordo già negoziati, ma - secondo indiscrezioni di stampa non confermate - UBS verrebbe chiamata a fornire indicazioni su circa 5-10 mila conti e in cambio non verrebbe costretta a pagare una multa. In febbraio, su ordine dell'autorità di vigilanza dei mercati finanziari FINMA, UBS aveva già comunicato al fisco statunitense i dati di 250 clienti americani sospettati di evasione: in quell'occasione aveva anche accettato di versare una multa di 780 milioni di dollari. ATS
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