
Sorpresa per il robusto sviluppo dell'economia elvetica nel terzo trimestre, ma contemporanea messa in guardia per l'anno prossimo, quando è prevista una stagnazione: è la reazione del capo economista di Julius Bär, Janwillem Acket, alle indicazioni sul prodotto interno lordo fornite oggi dalla Segreteria di stato dell'economia (SECO). La crescita dello 0,6% ha sbalordito tutti, ha spiegato Acket in una conferenza stampa a Zurigo: gli economisti si aspettavano infatti solo un +0,2%. I dati della SECO suggeriscono l'esistenza di una nuova ripresa in Svizzera. Ma, secondo Acket, nel terzo trimestre hanno influito effetti straordinari che non si ripeteranno in inverno. La piccola Svizzera è circondata da un'Eurozona alle prese con una recessione che si intensificherà ulteriormente. Anche la Germania è sotto pressione. Alla luce di questo quadro generale Acket prevede una flessione del Pil dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2012 e un valore leggermente negativo anche nel primo trimestre dell'anno prossimo. Grazie all'elevata occupazione e ai tassi bassi la domanda interna rimane robusta: questo secondo l'economista eviterà al paese di scivolare in recessione. Una crescita è però attesa solo nel secondo semestre. Sull'insieme del 2013 viene previsto un valore positivo vicino alla zero. Allargando lo sguardo all'Europa, Acket ha auspicato la chiusura delle "banche zombie", istituti praticamente morti ma troppo grandi per essere lasciati fallire. "Esiste tutta una serie di banche che non hanno diritto di esistere", ha sostenuto l'esperto, che ha avanzato l'esempio delle casse regionali tedesche. "Non sono necessaire. Vi sono altre banche che svolgono i loro compiti meglio". Acket ha fatto presente che dopo il fallimento di Lehman nel 2008 diverse centinaia di piccole e medie banche sono scomparse negli Usa. Questo non ha però portato ad una corsa dei clienti ai risparmi, perché negli Stati Uniti esiste una protezione degli investitori. "Abbiamo bisogno di qualcosa di simile in Europa", ha detto Acket. ATS
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