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Economia
Chrysler: corte accelera cessione, -47% vendite
Redazione
17 anni fa

La procedura fallimentare per la vendita di Chrysler a Fiat imbocca la corsia veloce, e per procedere più spediti i giudici hanno deciso che il ricorso dei fondi pensione andrà direttamente in Corte d'Appello. Il risanamento della casa automobilistica, del resto, è urgente, e occorre liberare quanto prima l'orizzonte da incertezze. Stando ai dati pubblicati oggi sulle immatricolazioni di auto, le vendite di Chrysler negli Usa a maggio, il primo mese della casa automobilistica dopo la procedura fallimentare iniziata il 30 aprile scorso, sono cadute del 47% a 79'010 veicoli. Un calo inferiore al -51% previsto dagli analisti, ma che comunque dimezza le vendite della casa automobilistica nel suo primo mercato, quello statunitense. Dove anche i concorrenti della casa promessa in sposa a Fiat, vale a dire Ford e General Motors, registrano un'ennesima flessione, ma cavandosela rispettivamente con un -24% per la prima, l'unica casa americana a non trovarsi in bancarotta pilotata, e con un -30% per General Motors. Numeri migliori di quanto stimassero gli analisti, probabilmente grazie alla fiducia dei consumatori americani, che il mese scorso ha registrato un vero e proprio balzo aiutando il mercato delle auto a reagire alla crisi. Gm e Chrysler, in particolare - scrive la Bloomberg - potrebbero entrambe essere riuscite ad attrarre chi era alla ricerca di un affare, sfatando il mito secondo cui nessuno comprerebbe un'auto da una casa che rischia il fallimento. La strada verso il risanamento resta comunque irta di ostacoli, e forse anche per questo il giudice che si sta occupando del dossier Chrysler ha dato oggi stesso il via libera formale alla vendita delle attività sane del gruppo a un consorzio guidato da Fiat, stabilendo anche che il ricorso dei creditori (alcuni fondi pensione dell'Indiana) potrà saltare il passaggio della Corte distrettuale di New York e andare direttamente in Corte d'Appello. Una mossa tesa a guadagnare tempo, che viene incontro alle richieste di Fiat e Chrysler: Fiat, del resto, ha l'opzione di ritirarsi se l'acquisizione non sarà portata a termine entro il 15 giugno, fatta salva un'estensione di un mese per le procedure antitrust. "Questo caso - ha spiegato oggi il giudice Arthur Gonzalez - riguarda una questione di importanza pubblica, e un appello immediato può velocizzarne sensibilmente la procedura". Anche Gm, intanto, procede spedita verso la ristrutturazione: nel suo primo giorno in bancarotta pilotata, la casa di Detroit (che resterà fuori dalla borsa fino al primo o secondo trimestre 2010) ha ottenuto il via libera dei giudici alla costituzione di una nuova società in cui far confluire le sue attività 'buone', e cioè i marchi Cadillac, Chevrolet, Buick e Gmc: sarà il Dipartimento del Tesoro a prenderne possesso, sborsando un prestito da 65 miliardi di dollari convertibile in una quota pari al 60% del capitale. ATS

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