
BSI verserà 211 milioni di dollari (203 milioni di franchi al cambio attuale) per mettere fine alla vertenza con il fisco degli Stati Uniti. Lo ha annunciato oggi il Dipartimento della Giustizia (DoJ) statunitense. L'istituto ticinese è la prima banca svizzera di categoria 2 a firmare un accordo di regolarizzazione con gli USA. BSI ha sottoscritto un accordo di non perseguimento (Non-Prosecution Agreement), ha indicato il DoJ questa sera (ora svizzera) in una conferenza stampa telefonica. La banca si dice pronta a pagare 211 milioni di dollari e a instaurare controlli interni. Intese con altre banche elvetiche annunciatesi nella categoria 2 saranno presto rese note, afferma il dipartimento. BSI è stata rilevata l'anno scorso dal gruppo bancario brasiliano BTG Pactual, che l'ha acquistata dall'assicuratore italiano Generali per 1,5 miliardi di franchi. Il programma imposto dagli USA prevede quattro categorie di classificazione degli istituti, in base alla loro attività. La categoria 1 comprende le banche contro le quali è già stata aperta un'inchiesta penale da parte della giustizia americana, tra cui Credit Suisse, le banche cantonali di Zurigo e Basilea e la Julius Bär. Nella categoria 2 rientrano quelle banche che hanno motivi fondati per credere di aver violato il diritto fiscale statunitense. La categoria 3 comprende quegli istituti che ritengono di non avere violato il diritto fiscale statunitense, la categoria 4 le banche che svolgono un'attività locale (il 98% della clientela è svizzera).
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