
L'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti non è necessariamente una buona notizia per la Svizzera: lo afferma l'economista Aymo Brunetti in dichiarazioni rilasciate alla stampa domenicale. "Se Trump mette in atto anche solo una parte del suo programma annunciato in campagna elettorale, sono da prevedere rappresaglie se non addirittura una guerra commerciale", afferma Brunetti, ex alto funzionario della SECO, la Segreteria di Stato dell'economia. Il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), secondo Brunetti, è da considerarsi moribondo, in considerazione anche delle resistenze europee, mentre sono relativamente buone le possibilità che la Fed, la banca centrale americana, aumenti in dicembre i tassi di interesse. Visti i pericoli inflazionistici sul lungo periodo è importante abbozzare già oggi l'uscita dalle politiche monetarie ultra espansive. Brunetti afferma al riguardo che senza un rialzo dei tassi americani, la Banca centrale europea, e la Banca nazionale svizzera (BNS), hanno le mani legate. Anche Daniel Kalt, capo economista di UBS, mette in guardia da una possibile guerra commerciale. Le aziende svizzere, afferma Kalt in un'intervista al "SonntagsBlick, generano il 90% dei loro profitti all'estero". Se gli USA dovessero innalzare barriere sull'importazione, ad esempio di auto tedesche, le conseguenze si farebbero sentire sull'intera economia svizzera.
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