
Recessione; paura del crac della Spagna e dell'euro; disoccupazione record in Eurozona ma che torna a salire anche negli Stati Uniti. È una crisi che non dà scampo e sui terminali i listini delle Borse sono in profondo rosso, con Milano che testa i minimi dal 2009 per poi limare il ribasso. Sale la pressione sugli spread: il divario Btp-Bund sfiora quota 480 ed è record per i Bonos spagnoli ormai sopraq la soglia chiave dei 500 punti. E mentre l'Europa ancora cerca una linea comune sul salvataggio delle banche iberiche e sull'arsenale anti-crisi e anti-contagio, balza ai massimi il rischio debito di Roma e Madrid misurato dai credit default swaps tanto da spingere sotto zero i tassi del biennale tedesco. L'euro crolla fin sotto quota 1,23 dollari per poi chiudere a 1,2366. Unica nota positiva, l'ok irlandese nel referendum sul Fiscal Compact. Ma ai mercati serve ben altro come dimostra il fatto che per stemperare la tensione sono bastate le voci su una possibile futura ripresa degli acquisti della Bce sui governativi di Spagna e Italia. Pura speculazione, ma la sensazione è che ormai ci si aggrappi a tutto. Così il paradosso è che a cavarsela meglio sono la Borsa di Madrid (-0,41%) e Piazza Affari. Milano, dopo il tonfo ai minimi da marzo 2009 a 12.600 punti, riesce a limitare i danni e chiudere a -1,04%. La peggiore questa volta è Francoforte (-3,42%) che paga le vendite sul settore auto dopo le scoraggianti previsioni di Bmw. A seguire Parigi (-2,21%) che piomba ai minimi da 6 mesi sotto i 3.000 punti e Londra (-1,14%). Male anche Wall Street dopo la doccia fredda dei dati sulla disoccupazione negli Usa (in rialzo a maggio all'8,2% con appena 69.000 nuovi posti creati) che allungano nuove ombre sull'economia Usa. Segno che a mettere in ansia i mercati sono soprattutto le fosche prospettive dell'economia: la prima brutta notizia è arrivata dalla Cina con il rallentamento a maggio dell'attività manifatturiera. Poi quella dell'eurozona che colleziona per il decimo mese di fila una contrazione del ciclo (indice Pmi 45,1 punti) cui fa da corollario il nuovo picco della disoccupazione (+11%). Anche negli Usa l'indice Pmi rallenta (a 53,5). ATS
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