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Economia
Borse: Crimea e Cina spaventano mercati, listini in rosso
Redazione
12 anni fa

Mercati ostaggio del rischio Crimea in vista del referendum di domenica sull'annessione alla Russia, mentre si fanno più pressanti i segnali di rallentamento dell'economia della Cina su cui ora grava anche il rischio default sui bond delle aziende cinesi. Listini in rosso a partire da Mosca che ha subito un tonfo del 5% per poi chiudere a -0,89% nel giorno del difficile confronto tra il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e il segretario di Stato americano John Kerry. Seduta convulsa nel resto del Vecchio Continente con Milano che arriva a perdere il 2% (anche sull'onda del report di Fitch sulla "modesta" ripresa dell'Italia) prima di terminare a -1,19% dopo che Lavrov ha assicurato che Mosca non intende invadere l'Ucraina dell'Est. E per quanto la mediazione sia di fatto fallita lasciando altissima la tensione sulle sorti di Ucraina e Crimea, anche gli altri principali listini europei hanno ridotto le perdite. Londra ha chiuso a -0,40%, Parigi -0,80%, Madrid a -1,39% mentre Francoforte ha girato in positivo riuscendo ad archiviare un +0,43%. Ma l'avversione al rischio ha innescato una nuova corsa verso i beni rifugio, oro e Bund tedesco in primis. Il metallo giallo ha rivisto i massimi da sei mesi a 1,388,40 dollari all'oncia, mentre sull'obbligazionario gli acquisti si sono concentrati proprio sul decennale tedesco. Il tasso del Bund è sceso fino all'1,52% e di conseguenza lo spread con il nostro Btp si è di nuovo riallargato a 190 punti base per poi chiudere a quota 186. L'euro è risalito sopra 1,39 dollari (1,3920). Tutti movimenti dettati anche dallo scenario sempre più concreto di una frenata dell'economia della Cina e dei paesi emergenti (dopo i dati deludenti su produzione industriale, investimenti e vendite) ed enfatizzati dalla paura per gli scricchiolii del sistema finanziario del Celeste Impero che paga il conto della bolla speculativa: i casi di default di aziende private cinesi avrebbero già spinto le banche a un giro di vite sul credito e la "correzione" è delicatissima per Pechino in un'economia che conta 12mila miliardi di dollari in corporate bond, il 120% del Pil cinese. Pesante l'impatto sulle piazze asiatiche con Tokyo che ha bruciato il 3,3% seguita da Hong Kong (-0,95%), Shanghai (-0,73%) e Seul (-0,75%).

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