
La Borsa svizzera, partita male stamane dopo il nuovo tonfo di Tokyo, si è mossa in territorio negativo per tutta la giornata. Le piazze asiatiche sono state frenate dall'inatteso cedimento dell'indice manifatturiero cinese. Si è aggiunta nel pomeriggio la notizia sull'indice Ism manifatturiero negli Stati Uniti, in calo in maggio a 49 da 50,7. Il dato è inferiore alle attese degli analisti. Il listino principale SMI ha chiuso con una flessione del 2,09% a 7'780.98 punti. L'indice allargato SPI ha terminato la seduta era a quota 7'344.96 (-2,00%). Gli investitori temono che prima o poi la banca centrale americana dia un giro di vite alla sua politica monetaria accomodante, il che li spinge a realizzare i guadagni, hanno osservato gli operatori. Novartis ha ceduto l'1,88% (a 67,70 franchi) e Roche ha lasciato sul terreno il 3,68% (a 230,30 franchi ). Gli investitori avrebbero atteso maggiori novità dai due giganti elvetici al congresso ASCO dello scorso fine settimana degli specialisti di oncologia, è stato indicato. I broker osservano d'altro canto che il titolo Roche da inizio anno ha guadagnato circa il 30%. Nestlé è arretrata del 2,29% (a 62,00 franchi). Unico valore guida in controtendenza è SGS (+1,06% a 2185,00 a franchi). Exor, finanziaria del gruppo Agnelli, ha ceduto l'intera partecipazione pari al 15% nel gruppo ginevrino al Gruppo Bruxelles Lambert (GBL) del miliardario belga Albert Frère per 2 miliardi di euro (2,4 miliardi di franchi). In flessione gli assicurativi Swiss Re (-2,19% a 69,10 franchi) e Zurich (-1,22% a 251,10 franchi). Gli operatori temono conseguenze finanziarie in seguito alle inondazioni in Europa. Fra i bancari, UBS ha terminato con un calo dello 0,88% (a 16,86 franchi), mentre Credit Suisse ha subito una contrazione del 3,10% (a 27,86 franchi). Julius Baer è in ribasso dell'1,34% (a 37,49 franchi). Il marcato ribasso di Credit Suisse è ricondotto al contenzioso con il fisco americano e alle incertezze che ne derivano. Sotto pressione in borsa in particolare le banche cantonali , complici le voci su un loro possibile coinvolgimento nella vertenza fiscale con gli Usa: i titoli degli istituti di Basilea (-10,32% a 85,20 franchi), San Gallo (-4,49% a 356,50 franchi) e del canton Vaud (-4,22% a 477,00 franchi) hanno subito perdite consistenti. La stampa domenicale ha avanzato ieri l'ipotesi che le banche svizzere interessatesi al denaro non dichiarato dei contribuenti americani siano molte di più delle 14 finora supposte. Stando alla "NZZ am Sonntag" da 10 a 15 istituti cantonali avrebbero accettato soldi in grande stile da clienti americani. Finora era nota solo l'implicazione delle banche cantonali di Zurigo e Basilea. ATS
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