
La Borsa svizzera ha chiuso la settimana con una seduta contrastata, appesantita dai titoli difensivi. L'indice dei valori guida SMI ha terminato a 5350,67 punti (-0,17% rispetto a ieri), mentre il listino globale SPI ha guadagnato lo 0,03% a 4602,49 punti. A deprimere i mercati in modo inizialmente sensibile è stato il dato sul prodotto interno lordo della zona euro, che ha fatto registrare nel primo trimestre un calo del 2,5% rispetto al trimestre precedente. Dagli Usa è però poi giunta la notizia di un miglioramento superiore alle previsioni dell'indice della fiducia Michigan in maggio. Anche la produzione industriale in aprile è risultata migliore delle stime, mentre l'inflazione è rimasta invariata su base mensile. In Svizzera l'unica notizia di rilievo concerneva la vendite al dettaglio in marzo, scese del 6% su base comparabile, mentre sul fronte aziendale ha regnato la calma. Dopo una partenza a razzo UBS (-0,73% a 15,04 franchi) è scivolata in territorio negativo, mentre Credit Suisse (+0,18% a 44,28 franchi) e Julius Bär (+5,15% a 41,26 franchi) hanno continuato a trainare il listino. Fra gli assicurativi sopra la riga sono rimaste alla fine solo Swiss Re (+1,41% a 36,00 franchi) e Bâloise (+0,06% a 85,15 franchi), mentre hanno perso terreno Zurich (-0,41% a 195,70 franchi) e Swiss Life (-0,83% a 90,00 franchi). In netta flessione hanno terminato i difensivi Novartis (-0,90% a 44,08 franchi), Roche (-0,88% a 145,70 franchi) e Nestlé (-0,98% a 40,36 franchi). Nel settore del lusso Richemont (+2,82% a 22,62 franchi) ha per contro continuato a beneficiare dei trimestrali pubblicati alla vigilia. Passando al mercato allargato, Dufry (+16,45% a 40,00 franchi) si è mossa bene grazie al cambiamento dell'obiettivo di corso operato da diverse banche alla luce del trimestrale pubblicato ieri. Ancora meglio ha fatto Infranor (+16,60% a 29,50 franchi), dopo l'annuncio di un cambiamento ai vertici seguito a un esercizio 2008/2009 inferiore alle attese. ATS
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