
I timori sulla ripresa mondiale frenano la borsa svizzera, che chiude in ribasso una seduta trascorsa a lungo in bilico. L'indice dei valori guida SMI ha terminato a 8789,53 punti, il listino globale SPI a 8650,47 punti: entrambi hanno perso lo 0,52% rispetto a ieri. A pesare su tutte le piazze europee sono stati essenzialmente i dubbi sulla congiuntura dell'Eurozona, dopo che l'Italia ha rivisto le stime sul prodotto interno lordo e la Francia ha rinviato al 2017 l'obiettivo di un rapporto deficit/pil al 3%. Questo mentre l'indice Pmi sulla manifattura dell'area euro è sceso ai minimi da 14 mesi. Negli Usa il buon dato sulla creazione di impieghi è stato offuscato dai deludenti indicatori relativi alla spesa per le costruzioni e all'indice Ism manifatturiero. Con un quadro economico così incerto gli investitori faticano a uscire allo scoperto, tanto più che non sono rientrati i timori di natura geopolitica, che si concentrano su Ucraina, Medio Oriente e - nuovo fattore di incertezza - Hong Kong. Vista la situazione gli operatori non si aspettano l'arrivo di ingente liquidità sul mercato, contrariamente a quanto avviene di solito a inizio trimestre. Inoltre nei mesi autunnali le piazze finanziarie tendono a mostrare una accresciuta volatilità: motivo in più per rimanere a bordo campo, insomma. Sul fronte interno mancavano oggi notizie di rilievo concernenti i titoli principali, ma non sono mancati sbalzi anche importanti. Il più marcato è stato quello subito da Syngenta (-2,10% a 297,90 franchi), scesa ai minimi da oltre due anni. Dopo essere rimasta a lungo profondamente in rosso ha invece recuperato in modo spettacolare Transocean (+0,13% a 30,93 franchi): il titolo continua però a palesare la peggiore performance dell'anno fra le blue chip. Hanno mostrato una certa resistenza i bancari UBS (+0,06% a 16,67 franchi) e Credit Suisse (-0,23% a 26,41 franchi), mentre fin da subito più staccata è apparsa Julius Bär (-0,61% a 42,59 franchi). Poco mosso è risultato l'orientamento del comparto assicurativo, con Zurich (+0,04% a 284,90 franchi) - che ha firmato un contratto con la brasiliana Via Varejo - un passo davanti a Swiss Re (-0,07% a 76,10 franchi). Tutti negativi hanno chiuso i valori maggiormente dipendenti dalla congiuntura, ABB (-0,93% a 21,28 franchi), Adecco (-0,69% a 64,40 franchi), Geberit (-0,71% a 306,60 franchi) e Holcim (-1,29% a 68,75 franchi). Ha ripiegato dai massimi di seduta anche SGS (-0,76% a 1966,00 franchi), che ha annunciato un'acquisizione in Belgio. Nel segmento del lusso le paure relative a Hong Kong e a un possibile calo degli acquisti di orologi da parte dei cinesi continuano a inguaiare sia Swatch (-1,52% a 447,20 franchi) che Richemont (-0,89% a 77,65 franchi). Interessata da un procedimento legale negli Usa per corruzione dei medici Novartis (-0,39% a 89,80 franchi) si è mossa a lungo in linea con Roche (-0,21% a 282,50 franchi), riuscendo a sostenere il listino, ma è poi stata trascinata dalla corrente generale. Fin da subito in difficoltà si è rivelato il terzo peso massimo difensivo, Nestlé (-0,71% a 69,75 franchi). Completano il quadro delle blue chip Actelion (-1,25 a 110,90 franchi), Givaudan (-1,05% a 1512,00 franchi) e Swisscom (-0,74% a 538,50 franchi). Nel mercato allargato Züblin (-1,10% a 1,80 franchi) ha annunciato che il presidente del Cda Iosif Bakaleynik assume anche la carica di CEO.
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