
Sembra non finire la striscia negativa della borsa svizzera, che come le altre piazze europee ha chiuso oggi in ribasso per l'ottava volta consecutiva. Nella seduta, particolarmente nervosa, è arrivata a perdere oltre il 3%, chiudendo poi però ben sopra i minimi di giornata. L'indice dei valori guida SMI ha terminato a 8057,54 punti (-1,07% rispetto a ieri), mentre il listino globale SPI ha perso lo 0,93% a 7938,95 punti. Il mercato era partito bene, con un effetto di rimbalzo dopo che ieri aveva già lasciato sul terreno il 2,32%, ma ha presto virato in negativo, avviando un movimento verso il basso che poco prima di mezzogiorno stava assumendo sempre più i contorni del crollo. È poi seguita una stabilizzazione e un parziale recupero. Intanto però nelle ultime settimane l'SMI ha ormai azzerato tutti i guadagni dell'anno e oggi è sceso intraday sotto gli 8000 punti, valore mai più toccato dal dicembre 2013. Nel pomeriggio l'indice è poi tornato a respirare aria "himalayana", ma a questo punto gli specialisti non escludono più nemmeno un arretramento verso la prossima soglia tecnica importante, quella dei 7500 punti. A tenere banco, in Svizzera come altrove, rimangono le preoccupazioni relative alla congiuntura mondiale: lo scetticismo di fondo rischia addirittura di aumentare se le imprese cominceranno a ridurre le loro previsioni nel quadro dei risultati trimestrali. A questo si aggiungono poi i timori di deflazione in Europa e le tensioni che sono tornate a interessare i titoli di stato dei paesi periferici dell'Eurozona: nel mirino vi è innanzitutto la Grecia, ma sta tornando anche lo spettro del debito italiano, con lo spread tra Btp e Bund che ha sfondato la soglia dei 200 punti base, il livello più alto da metà febbraio scorso. Stando agli operatori interpellati dalla Reuters fra gli investitori non vi è il panico, ma sicuramente parecchia incertezza. Negli scorsi giorni si è cristallizzata l'opinione che le banche centrali non hanno più sufficienti frecce al loro arco per far fronte ai problemi della congiuntura mondiale. La correzione degli ultimi giorni appare dovuta soprattutto agli attori più attivi sul fronte speculativo come gli hedge fund, mentre investitori istituzionali quali casse pensioni e assicuratori non hanno ancora liquidato in grande stile le loro posizioni. È però ancora troppo presto per dire se i corsi troveranno presto un terreno solido su cui rimbalzare. "Mi aspetto anche nei prossimi giorni mercati volatili", ha sintetizzato un operatore. La pressione maggiore sul listino elvetico è stata esercitata da Nestlé (-2,99% a 64,95 franchi), che ha presentato un fatturato dei primi nove mesi inferiore alle stime ed è arrivata a perdere oltre il 4%. Hanno informato sull'andamento degli affari anche Roche (+0,62% a 260,50 franchi) - vendite solide - e Syngenta (+0,63% a 285,30 franchi), che ha chiuso bene una giornata vissuta sulle montagne russe. Contrariamente ad altri valori, Novartis (-1,48% a 80,00 franchi) non ha recuperato nel finale. Perdite sensibili sono state segnate dai bancari UBS (-1,56% a 14,50 franchi) e Credit Suisse (-2,30% a 23,77 franchi), già sotto pressione nelle scorse sedute, che hanno sofferto per i conti non entusiasmanti presentati da Bank of America. Le vendite hanno interessato anche gli assicurativi Swiss Re (-1,39% a 71,50 franchi) e Zurich (-1,66% a 265,90 franchi): il comparto negli ultimi tempi si era comportato meglio del resto del listino, ma adesso comincia a risentire dei timori di un allungamento della fase di tassi bassi. In ordine sparso, dopo ore di forti sbalzi, hanno chiuso i valori maggiormente sensibili ai cicli economici come ABB (+0,52% a 19,26 franchi), Adecco (+1,10% a 59,50 franchi), Geberit (invariata a 288,00 franchi) e Holcim (-1,44% a 61,55 franchi). Nel segmento del lusso Swatch (+0,47% a 431,50 franchi) si è mossa in linea con Richemont (+0,20% a 80,00 franchi). Dapprima solamente blue chip meno bersagliata dagli ordini di cessione, Transocean (+4,63% a 28,25 franchi) ha poi brillato nel finale, grazie all'annuncio di contratti per un volume di 610 milioni di dollari. Completano il quadro delle blue chip Givaudan (+0,55% a 1466,00 franchi), Julius Bär (+0,13% a 37,51 franchi), SGS (+0,05% a 1855,00 franchi) e Swisscom (-1,55% a 507,30). Nel mercato allargato Sulzer (-2,11% a franchi) ha presentato un dato deludente relativo alle nuove commesse. Buona la performance di Zehnder (+3,53% a franchi), che ha venduto un importante immobile in Cina.
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