
La Borsa svizzera ha terminato una giornata positiva con l'SMI che poco prima della chiusura ha registrato un nuovo record annuale, superando i 9100 punti, una quota addirittura non più toccata negli ultimi sette anni. L'indice dei titoli guida ha concluso a 9'129.15 punti (+0,78%), mentre l'indice complessivo SPI è salito dello 0,75% a quota 8'976.55. Al buon andamento hanno contribuito da un lato la chiusura odierna delle borse statunitensi per la festa del Ringraziamento e dall'altro la speranza di un'accelerazione della ripresa economica globale. A Zurigo, malgrado un buon volume di scambi, i guadagni si sono mantenuti al di sotto del 2% per tutti i titoli. A trainare il listino Actelion (+1,78%, a 114,30 franchi) e il bancario UBS (+1,78% a 17,15 franchi). Bene anche il peso massimo difensivo Novartis (+1,58%, a 93 franchi), che ha annunciato oggi la vendita dei cerotti alla nicotina Habitrol alla società indiana Dr. Reddy's per ottenere il via libera, da parte delle autorità americane della concorrenza (FTC), a un progetto di società comune con la britannica GlaxoSmithKline (GSK). Buoni guadagni anche per Givaudan (+1,36%, a 1'711 franchi) e per il farmaceutico Roche (+0,98%, a 289,90 franchi). Per gli altri bancari si segnala il buon risultato di Julius Bär (+0,85%, a 43,93 franchi), mentre sotto la linea di demarcazione risulta CS Group (-0,15%, a 25,96 franchi). Quest'ultimo ha annunciato oggi di aver trovato un accordo con il riassicuratore di credito americano Assured Guaranty in merito ai prestiti ipotecari rivelatisi "tossici" nell'ambito della crisi finanziaria. Negativa la giornata anche per Holcim (-0,21%, a 71,25 franchi) e per l'operatore statunitense di piattaforme petrolifere Transocean, con sede sociale a Zugo (-4,48%). Quest'ultimo resta sotto pressione dopo un mercoledì nero: il clima di investimenti per il settore petrolifero continua ad essere pessimo a causa del persistente calo del prezzo del greggio. La decisione odierna dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) di non procedere a un taglio delle quote di produzione ha intanto provocato un ulteriore flessione del prezzo al barile.
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