
Pesante tonfo per la Borsa svizzera che ha chiuso le contrattazioni con l'indice dei titoli guida SMI in calo del 2,39% a 8107,13 punti, mentre il listino allargato SPI ha registrato una contrazione del 2,37% a quota 8364,62. Su Zurigo e sulle altre principali piazze europee hanno pesato i cattivi risultati dei mercati asiatici, in particolare il tonfo di Shanghai, e le nuove incertezze sulle quotazioni del petrolio, sceso sotto la soglia dei 30 dollari. Ad influire negativamente sui mercati hanno contribuito anche i dati deludenti sulle vendite al dettaglio negli Usa a dicembre che fanno archiviare il peggior anno dal 2009. Per quanto riguarda le blue chip, hanno terminato malissimo la settimana i bancari: UBS (-3,91% a 16,71 franchi), Credit Suisse (-2,70% a 18,71 franchi) e Julius Bär (-4,13% a 42,02 franchi) così come gli assicurativi Swiss Re (-2,58% a 92,60 franchi) e Zurich (-2,88% a 242,80 franchi). Sotto pressione pure i giganti del lusso, con Richemont che ha chiuso in calo del 2,40% (a 63,10 franchi) e Swatch del 3,01% (a 318,70 franchi). Giornata negativa pure per i valori difensivi, con Novartis in flessione del 2,72% (a 80,35 franchi), Roche del 2,29% (a 256,50 franchi) e Nestlé dell'1,68% (a 70,10 franchi). Perdite anche per i titoli più sensibili alla congiuntura, con ABB (-3,63%% a 16,18 franchi), Adecco (-2,99% a 60,10 franchi), Geberit (-2,12% a 332,30 franchi), Givaudan (-1,45% a 1772,00 franchi) e LafargeHolcim - maglia nera della giornata - che ha terminato a -4,48% (a 42,26 franchi). In controtendenza soltanto Syngenta, che ha guadagnato l'1,79% (a 376,30 franchi) rispetto alla chiusura di ieri. Informazioni apparse sulla stampa hanno segnalato un possibile riavvicinamento tra il gruppo agrochimico renano e il suo concorrente ChemChina. Secondo Bloomberg, l'operazione potrebbe essere realizzata prima del Nuovo Anno cinese, che cade quest'anno l'8 febbraio.
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