
La Borsa svizzera ha chiuso in forte perdita: l'indice principale SMI ha terminato in calo del 2,90% a 8'836.71 punti, mentre quello allargato SPI del 2,67% a 10'179.98. Molti analisti di mercato hanno parlato di una manovra di "correzione dei corsi". Il timore di un rialzo dei tassi ha poi spaventato i mercati, complici anche alcuni algoritmi finanziari. Quello che è certo, è che anche i listini del Vecchio Continente hanno accusato il contraccolpo di Wall Street, e più in particolare dell'indice Dow Jones, che ieri ha vissuto uno dei giorni più neri dalla sua esistenza. Il DJ in chiusura aveva perso il 4,62%, il calo percentuale maggiore dal 2011, ma nel corso della seduta di ieri è arrivato a cedere fino al 6,12%, la flessione maggiore della sua storia in una sola giornata. Gli investitori sono molto nervosi, ha indicato un trader all'agenzia Reuters. L'indice VSIM, conosciuto anche come l'indice della paura o della volatilità, ha raggiunto livelli molto elevati, che non si vedevano perlomeno dalla Brexit. A livello svizzero, tutti i titoli principali sono finiti sotto la linea di demarcazione. A trascinare maggiormente in basso il listino zurighese sono stati i bancari Credit Suisse (-6,01% a 16.74 franchi) e UBS (-4,01% a 17.72 franchi), poco meglio Julius Baer (-3,33% a 60.40 franchi). Male anche i cilici come ABB (-3,46% a 24.28 franchi), Adecco (-3,06% a 72.30 franchi), Lonza (-3,15% a 240.00 franchi) e SGS (-3,11% a 2'367.00 franchi), nonché i titoli del lusso Richemont (-3,13% a 84.72 franchi) e Swatch (-2,90% a 398.60 franchi). Credit Suisse, che è il titolo che ha perso di più a livello percentuale, ha smentito nel pomeriggio le indiscrezioni circolate in mattinata a proposito di una perdita di 500 milioni di dollari (462,6 milioni di franchi) causata da un investimento in un prodotto anti-volatilità, il quale ieri ha perso una gran parte del proprio valore. CS poco fa ha poi annunciato che le transazioni sull'ETN VelocityShares, un prodotto finanziario legato alla volatilità di cui detiene il 32%, cesseranno entro il 20 febbraio. "Credit Suisse conferma di non aver registrato alcuna perdita di trading sull'ETN VelocityShares Daily Inverse VIX Short Term (XIV) con scadenza al 4 dicembre 2030", ha assicurato la grande banca. In una presa di posizione scritta ha sottolineato che le perdite accusate dal titolo sono da correlare esclusivamente all'andamento negativo del mercato in generale. Accusano pesanti perdite pure i tre pesi massimi difensivi Novartis (-2,95% a 79.04 franchi), Nestlé (-2,31% a 76.90 franchi) e Roche (-1,89% a 217.85 franchi). Per quanto riguarda Novartis, il ministro della giustizia greco, Stavros Kontonis, ha fatto sapere stamattina che sono stati consegnati oggi gli atti relativi ad accuse di corruzione nei confronti di diversi politici locali in relazione a presunti favori concessi alla multinazionale basilese. Quest'ultima pare abbia potuto continuare a vendere i suoi prodotti nel Paese mediterraneo a prezzi maggiorati. D'altro canto la filiale di Roche Genentech ha potuto presentare oggi risultati positivi su uno studio relativo alla combinazione di due medicamenti volti a ridurre il rischio di accelerazione in determinati pazienti malati di cancro. Crolli oltre il 3% anche per gli assicurativi: Zurich (-3,44% a 294.50), Swiss Life (-3,59% a 335.90 franchi) e Swiss Re (-3,82% a 88.60 franchi). Questi titoli hanno risentito della forte pressione subita dal concorrente Munich Re, dopo la pubblicazione odierna dei risultati, erosi a causa di catastrofi naturali. Sul mercato allargato è risultata decisamente in controtendenza Idorsia, che ha chiuso in rialzo del 4,45% (a 25.84 franchi), dopo aver annunciato stamattina una perdita netta nel 2017 di 14 milioni di franchi (secondo le norme contabili GAAP), inferiore ai 22,9 milioni su cui scommettevano gli analisti. Ma il vero vincitore della giornata è la società austriaca AMS, quotata alla Borsa svizzera, che produce microcircuiti elettronici. Il titolo ha guadagnato ben il 13,15% (a 98.60 franchi), dopo che l'azienda si è detta pronta a lanciare un bond convertibile da 600 milioni di euro e dopo aver presentato conti migliori delle stime. Sul fronte opposto Dufry (-3,22% a 135.05 franchi), che ha finalizzato l'introduzione dei titoli della sua filiale americana Hudson a Wall Street. In perdita pure Dätwyler (-1,11% a 195.80 franchi), nonostante abbia registrato lo scorso anno un fatturato di 1,29 miliardi di franchi, in crescita del 6,2% rispetto al 2016, e un utile netto in progressione del 9,6%, attestatosi a 123,7 milioni.
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