
Ancora una giornata di sofferenza per le Borse europee, che sono scivolate in chiusura soprattutto sui pessimi segnali dagli Stati Uniti. Il problema vero - secondo gli operatori che seguono più da vicino i mercati del Vecchio continente - risiederebbe nel fatto che l'accordo tra repubblicani e democratici sul debito potrebbe non bastare alle agenzie di valutazione, che starebbero ancora valutando un "downgrade" del rating sovrano AAA degli Usa. Poi ci si è messo anche l'indice Ism del settore manifatturiero degli States di luglio, atteso a 54,9 punti dopo il 55,3 del mese precedente, ma che invece si è ridotto a 50,9. In questo quadro l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini europei, ha ceduto l'1,22%, ma molti mercati hanno fatto decisamente peggio. È il caso soprattutto di Madrid e Milano, dove pesa il crollo dei titoli bancari. Per i gruppi "made in Italy", di gran lunga i peggiori, è stato un altro lunedì nero, con Ubi, Mps, Intesa e Banco popolare che hanno ceduto oltre il 7%. Male anche Santander e Commerzbank, in calo finale rispettivamente del 5,23% e del 5,19%, mentre si è mosso chiaramente in controtendenza il gigante Hsbc (+2,19%) dopo aver annunciato un drastico taglio del personale. Negli altri settori, forti vendite sui gruppi delle costruzioni, delle automobili e delle utilities, mentre hanno tenuto farmaceutici e alimentari, i comparti tradizionalmente anticiclici. ATS
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