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Economia
BNS: la politica monetaria non può risolvere tutto, Roth
Redazione
17 anni fa

La Banca nazionale svizzera (BNS) resta pessimista sulle prospettive congiunturali della Confederazione. La situazione è cupa e la politica monetaria della BNS non può mettere al riparo il Paese dalle bufere esterne, ha dichiarato oggi il presidente della BNS, Jean-Pierre Roth, davanti agli azionisti riuniti in assemblea generale a Berna. Il 2009 sarà un anno difficile per l'economia svizzera e sarà contraddistinto dal calo più importante del prodotto interno lordo (PIL) dal 1975. "E tutto porta a credere che anche il 2010 non sarà molto diverso", ha detto Roth. Quest'anno, il motore delle esportazioni girerà soltanto a basso regime, la mancanza di fiducia peserà sulla richiesta di investimenti e il consumo calerà. L'anno prossimo, anche se a livello congiunturale il peggio sarà passato, il sottoutilizzo delle risorse produttive sarà ancora importante, ha aggiunto Roth. L'economia svizzera si risolleverà quando sul piano internazionale si avvertirà un'inversione di tendenza. Ma il riassestamento sarà lento, poiché le difficoltà attuali non sono di natura ciclica. "Sono la conseguenza di una profonda crisi di fiducia nella solidità del settore finanziario e nel potenziale di crescita futuro dell'economia mondiale". Una volta che la macchina economica si sarà rimessa in carreggiata, saranno necessari provvedimenti affinché l'economia mondiale si sviluppi in maniera più equilibrata, ha proseguito Roth che presiedeva l'assemblea per l'ultima volta. La strada della crescita sarà forse meno ambiziosa rispetto al passato, ma sarà più durevole. In Svizzera, occorrerà pure ristabilire condizioni monetarie sane, ritirando a tempo debito le liquidità in eccedenza per preservare la stabilità dei prezzi. La BNS ha la volontà e i mezzi per farlo, secondo Roth. "Abbiamo fatto tutto il possibile nell'ambito del nostro mandato legale", ha aggiunto il presidente della BNS giustificando l'acquisto di valute sul mercato dei cambi annunciato il 12 marzo scorso assieme alla nuova diminuzione del tasso Libor. "Di fronte ai rischi di deflazione, era necessaria un'azione determinata. Manterremo tale strategia fino a quando sussisteranno questi rischi". Tale misura adottata dopo 15 anni di assenza dai mercati dei cambi non è un mutamento di strategia, bensì un adeguamento in un clima contraddistinto da tassi di interessi vicini allo zero e da un franco che gioca un ruolo di moneta rifugio, secondo il presidente dimissionario. Tra ottobre 2008 e marzo 2009, il franco ha registrato un netto aumento di valore (+10%) rispetto all'euro. Vari azionisti hanno poi preso la parola dichiarando il loro timore di fronte a un'eventuale inflazione incontrollata, in seguito alla politica monetaria espansionistica condotta dalla BNS, o fustigando i salari versati ai tre membri della direzione. Altri interventi critici hanno riguardato il piano di salvataggio di UBS. Davanti agli azionisti, Roth ha difeso l'intervento statale, poiché senza di esso i danni all'istituto, al sistema bancario e all'economia svizzera sarebbero stati ben peggiori. Il trasferimento dei "titoli tossici" di UBS alla Banca nazionale svizzera non è privo di rischi. "Ne siamo consapevoli", ha ammesso il presidente della BNS. Ma tale provvedimento dovrà essere valutato soltanto fra un paio d'anni. "Qualora questa misura generasse utili, bisognerebbe porsi la domanda sulla necessità di un tale provvedimento. Ma se derivassero perdite, potremmo dire di aver potuto evitare il peggio", ha dichiarato Roth. Il prezzo dei titoli tossici rilevati dalla BNS ammonta complessivamente a circa 40 miliardi di dollari. All'inizio, si era parlato addirittura di 60 miliardi. ATS

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