Economia
Bitcoin balzerà a 150’000 dollari
Immagine Shutterstock
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un mese fa
Quattro anni or sono, la presidente della direzione di Smart Valor, Olga Feldmeier, aveva pronosticato che il valore del bitcoin sarebbe salito a 100’000 dollari: attualmente il corso si muove vicino ai 20’000. “Allora il bitcoin era a 8000”, fa presente oggi la presidente

Il bitcoin sta diventando oro digitale, la domanda continuerà ad aumentare e prossimamente il suo prezzo salirà a 150’000 dollari: lo sostiene Olga Feldmeier, presidente della direzione di Smart Valor, società con sede a Zugo che gestisce una borsa di criptovalute. E in un periodo in cui a Lugano si parla molto del tema la specialista è categorica: la Svizzera non offre l’ambiente più favorevole al settore. “Il bitcoin segue un determinato ciclo di emissione: ogni quattro anni, la quantità di nuove emissioni si dimezza e in ciascuno di questi cicli si raggiunge un nuovo picco di prezzo”, afferma l’imprenditrice in un’intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ).

Le previsioni del passato
Quattro anni or sono in un colloquio con il periodico Bilanz la 44enne aveva pronosticato che il valore del bitcoin sarebbe salito a 100’000 dollari: attualmente il corso si muove vicino ai 20’000. “Allora il bitcoin era a 8000”, fa presente oggi Feldmeier. “Ho detto che avrebbe raggiunto un massimo di 100’000 dollari nel prossimo ciclo. In novembre è salito a 70’000 dollari. Nel prossimo ciclo raggiungerà i 150’000 dollari”.

“Cryptoqueen”
“Il bitcoin sta diventando una sorta di oro digitale: è raro e di disponibilità limitata”, sottolinea la specialista che nel 2018 era stata definita “Cryptoqueen” dal periodico americano Forbes. “Ma a differenza dell’oro il bitcoin può essere inviato via internet con un semplice clic, quasi gratuitamente, in tutto il mondo. Questo funziona anche per i 2,7 miliardi di persone che non hanno un conto corrente”. L’esperta di finanza cresciuta in URSS - su territorio ucraino - e con studi di economia a Monaco di Baviera non accetta che le vengano addossate colpe riguardo agli investitori, spesso giovani, che hanno perso parecchio denaro con le criptovalute. “Non riesco a capire questa argomentazione”, puntualizza. “Da dieci anni investo con successo in attivi digitali. Nel 2017 ho venduto parte dei miei bitcoin e ho così ottenuto il capitale di avviamento per la società Smart Valor. Dovrei tacere su questo? Se un capo-economista di una banca ha detto ‘raccomandiamo i titoli tecnologici’, ora dovrebbe essere incolpato anche del fatto che molte persone hanno perso denaro a causa di questa valutazione?”, si chiede.

“Investire solo in base alle vostre possibilità”
“Inoltre” - aggiunge l’intervistata - “ho sempre detto che nessuno dovrebbe investire più dell’1-5% del proprio patrimonio in criptovalute. La regola generale è: investite in cripto solo il denaro che potete permettervi di perdere”, mette in guardia Feldmeier. “Tuttavia io stessa non ho seguito queste regole”, ammette la manager che vive con la sua famiglia a Zugo.

Zugo, una “criptovalle”
Che dire - chiedono poi i cronisti - della cosiddetta Krypto-Valley di Zugo? È sbagliata l’impressione di chi vede la città soprattutto come sede di fondazioni che stanno dietro alle criptovalute, ma che quasi nessun dipendente lavori effettivamente sui progetti blockchain? “È corretto”, risponde la Ceo. “La maggior parte delle aziende registrate qui non ha dipendenti sul posto. La messa in scena mediatica di Zugo come ‘criptovalle’ è esagerata. Le aziende come noi che sono qui lottano con le condizioni quadro: è difficile trovare specialisti informatici, ci sono solo pochi investitori e non c’è nulla per le start-up”.

L’esempio Luganese
In un periodo in cui, come noto, Lugano cerca di profilarsi come centro di primo piano europeo nel settore del blockchain e delle criptovalute Feldmeier vede un problema per l’intera Confederazione. “Lo sviluppo delle tecnologie informatiche avviene in altri paesi: la politica in materia di manodopera è troppo rigida”, afferma. A suo avviso la Svizzera è troppo restrittiva, “l’innovazione non viene favorita”.

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