
La Commissione Europea ha scritto all’Italia chiedendo spiegazioni sul fatto che le ditte svizzere debbano sottoporsi a pratiche particolari per poter operare negli appalti pubblici in Italia. Lo riporta oggi il Corriere del Ticino.Le ditte svizzere infatti dovrebbero essere parificate alle ditte europee per quel che concerne l’accesso ai concorsi per opere pubbliche nella vicina Penisola, questo in virtù degli accordi bilaterali del 1999.Quanto fatto da Bruxelles è il primo passo per la procedure di infrazione con la quale si verifica se il diritto europeo viene correttamente applicato dagli Stati membri.Ora l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere, e se non fosse il caso o se la risposta non sarà soddisfacente, l’Unione Europea constaterà formalmente l’infrazione. Questo non è che un primo passo e che non garantisce che le cose possano cambiare, ma perlomeno è stato lanciato un primo messaggio.Luca Albertoni, presidente della Camera di Commercio, da noi interpellato, sottolinea l’importanza del gesto politico, anche se a livello pratico non si fa molte illusioni. Ma a livello di sanzioni, cosa potrebbe succedere? Albertoni ci dice che la Commissione europea potrebbe annullare il decreto italiano discriminante nei confronti delle aziende estere.Ammesso e non concesso che il decreto venga annullato, dal punto di vista puramente economico vi è da chiedersi se le ditte svizzere possano essere effettivamente concorrenziali fuori dai confini nazionali. A questo proposito Albertoni ci conferma che ci sono diversi spazi di manovra soprattutto portando qualità e prestazioni offerte nel campo dell’edilizia pubblica e anche in settori dell’artigianato legati sempre alle costruzioni. Alcune ditte in effetti hanno già ottenuto appalti in Italia, quindi, c’è mercato.MM
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