
Nell'Eurozona "l'economia ha continuato a espandersi a un ritmo sostenuto, con un'accelerazione superiore alle attese nella seconda metà del 2017". Lo ribadisce la Banca centrale europea (Bce) nel bollettino, spiegando che "il forte slancio congiunturale, la perdurante riduzione del sottoutilizzo delle risorse e il crescente grado di utilizzo della capacità produttiva rafforzano ulteriormente la fiducia che l'andamento dei prezzi convergerà verso l'obiettivo di un tasso di inflazione inferiore ma prossimo al 2%". Tuttavia "la recente volatilità del tasso di cambio rappresenta una fonte di incertezza da tenere sotto osservazione per le sue possibili implicazioni sulle prospettive a medio termine della stabilità dei prezzi". Il mercato del lavoro nell'Eurozona continua a "migliorare", afferma la Bce spiegando che "nel terzo trimestre del 2017 l'occupazione ha subito un ulteriore aumento dello 0,4% rispetto al periodo precedente, portando l'incremento annuo all'1,7%". Pertanto "l'occupazione si colloca attualmente a un livello di circa l'1,2% superiore ai massimi pre-crisi del primo trimestre del 2008", aggiunge l'Eurotower, ricordando che a novembre 2017 il tasso di disoccupazione nell'Eurozona era pari all'8,7%, in calo rispetto all'8,8% di ottobre e 3,3 punti percentuali al di sotto del picco post-crisi registrato nell'aprile del 2013. Il tasso di partecipazione nel mercato del lavoro della popolazione di età superiore ai 55 anni cresce in maniera "molto significativa", rileva ancora la Bce, secondo cui tale tendenza non è solo dovuta all'allungamento dell'aspettativa di vita, ma anche alle riforme pensionistiche attuate in paesi come Germania, Francia, Italia e Spagna, che hanno "innalzato l'età pensionabile o hanno reso difficile il prepensionamento, con una conseguente spinta al rialzo sui tassi di partecipazione della popolazione in età avanzata". Aumentano i flussi di immigrazione verso Germania, Italia e Austria, ma "l'impatto sulla forza lavoro finora è rimasto limitato", prosegue la Bce. Nei maggiori paesi dell'Eurozona "gli immigrati hanno un'età media inferiore e un livello di istruzione medio lievemente inferiore rispetto ai cittadini dei paesi ospiti". La quota di stranieri in età lavorativa (15-64 anni) è più ampia di quella dei cittadini dei paesi stessi. Questo suggerisce "che l'aumento del numero di lavoratori più anziani all'interno della popolazione in età lavorativa sarebbe stato ancor più pronunciato senza i recenti flussi migratori". Infine la Bce rileva che la riforma fiscale varata negli Stati Uniti "rischia di intensificare la competizione fiscale a livello globale, comportando una possibile erosione delle basi imponibili nei paesi dell'Ue". L'Eurozona "sarà influenzata dai cambiamenti nel panorama fiscale internazionale, le cui conseguenze sono altamente incerte e complesse".
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